se fossi un video sarei:

questo qui!

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un buon pranzetto

Ho deciso che, per rimediare ai lunghi mesi di assenza, oggi sottoporrò al vostro attento giudizio una delle mie idee di pasto completo che tenga in considerazione i principi da me seguiti ultimamente: pochi sprechi, zero carne, cose genuine e nutrienti e al tempo stesso non grassissime.
Per ora vi elenco il solo menu, allegando ad ogni piatto qualche riga del perché ve lo consiglio 🙂

Menù du jour, 27  03 /2013 – per 4 persone

Antipasto:

costole di sedano e carote da intingere in salsa rosa.
pomodorini piccadilly, da servire freschi e appena lavati.

Perché appesantirsi non appena seduti a tavola sottoponendo a lavoro immediato i nostri enzimi digestivi e forzandoli all’interazione con carboidrati, magari ben conditi (basti pensare a ciò che si pensa solitamente come antipasto: tartine, panzerottini, bruschette, taralli; tutte cose buone e anche giuste, purché in piccolissima quantità, cosa che è difficile rispettare), invece di aprire il pasto con una bella masticazione che ci prepara alla digestione?
(e qui potrei aprire una lunga e tediosa parentesi sui benefici della lunga masticazione, ma per il momento ne sarete salvi, perché mi concentrerò sulla ricetta!)

Assaggiando qualche fresco ortaggio “faremo strada” al cibo più impegnativo da digerire in seguito.


Primo:

risotto all’arancia.

Questo è un piatto favoloso che unisce la voglia di calore tipica dell’inverno – dell’inizio GELIDO di una timida primavera (come questa, insomma) al fresco sapore dello… yogurt! No, non fate quella faccia; il risultato è ottimo, garantito. Alla fine dei conti, lo yogurt è un formaggio magro e un po’ acidulo, ed in un risotto è davvero un accostamento da provare. Io ne sono diventata dipendente!

Contorno / Secondo:

pomodori ripieni al tonno; insalata mista.

Mi industrio sempre per cercare dei secondi che siano proteici senza contenere carne. Non lo faccio perché voglio bene agli animali (cioè, mi spiego meglio: voglio loro davvero bene, ma non credo che non si debba mangiare carne solo per questo motivo), ma più che altro per bene di me stessa dopo aver appreso qualcosa di più sugli allevamenti intensivi (che sono il 90% degli allevamenti italiani: è molto difficile trovare una carne “buona” in vendita, e anche non pagarla a peso d’oro!). La carne di per sé è buona, poco calorica, proteica, facile da cucinare, anche gustosa, lo sappiamo. Tuttavia, sia essa bianca o rossa, se proveniente dagli allevamenti intensivi (e molto probabilmente lo è), risulta carica di antibiotici, ormoni (artificiali, ossia molecole ingrassanti per l’animale, e naturali, ossia molecole rilasciate dall’animale in stato di stress e sofferenza continue), tossine e spesso anche contaminata in quanto le condizioni igieniche, checché si dica e si pensi, non sono rispettate: perché non vi fate una passeggiata al macello comunale della vostra città? Non per commuovervi, ma per vedere coi vostri occhi cosa succede durante la “preparazione” del vostro cibo, che dovrebbe aiutarvi a star bene!

Cito da wikipedia, ed è solo un esempio:
“Residui di farmaci, pesticidi e prodotti chimici agricoli si trovano in piccole quantità nella carne e prodotti a base di carne. Alcuni pesticidi possono essere somministrati agli animali per controllare gli insetti o parassiti intestinali, ma possono anche essere presenti nella carne a causa di esposizione degli animali ai prodotti chimici utilizzati su edifici, aree di pascolo e colture. Il problema è complicato, perché sono diverse centinaia le sostanze usate per trattare gli animali, per preservare la salute degli animali e per migliorare la produzione animale. Questi includono agenti antimicrobici, i beta-bloccanti (usati per prevenire la morte improvvisa nei suini a causa di stress durante il trasporto), tranquillanti, vasodilatatori e anestetici. Potenziali problemi di sicurezza nascono dalla possibilità di residui di tali farmaci e loro metaboliti nei tessuti (e latte) consumati dagli esseri umani. Alcuni tranquillanti, per esempio, sono utilizzati nei suini nel periodo immediatamente prima della macellazione, quando non c’è tempo per la loro eliminazione attraverso i normali processi metabolici. Possono persistere nel corpo umano in modo che l’assunzione ripetuta potrebbe portare ad un accumulo di sostanze stupefacenti[6].”

Tutto ciò viene tollerato e consentito legalmente perché non ci sono ancora evidenze scientifiche sulle conseguenze di un massiccio consumo di questo tipo di carne a lungo termine, dato che tali consumi sono iniziati in un momento di prosperità post-Vietnam (dagli Stati Uniti con diffusione mondiale) risalente agli anni 70, e gli allevamenti si sono via via imbarbariti all’aumentare della richiesta di carne.

Quindi, dato che i poveri pesci non sono soggetti ad un tale assillo farmacologico, poverini, ho deciso di sfamarmi con loro (e naturalmente rendendo quotidiano il mio consumo di legumi)!

Dolce:

biscotti marocchini.

che dire? non occorrono parole per i dolci! almeno non con me: sono tutti graditissimi, seppur tenendo a mente che POCO è MEGLIO!

ma passiamo alle preparazioni vere e proprie!
in cucina, quindi:

Antipasto:

Ingredienti:

– 8 gambi di sedano, ben puliti e lavati
– 8 carote grandi, spellate e lavate
– 100 ml salsa rosa, costituita da 50 ml di ketchup e 50 ml di maionese vegan
– 200 g pomodorini piccadilly, lavati con acqua ben fredda

Preparazione:

Anzitutto occupiamoci della salsa rosa! Il ketchup non credo mi risolverò mai a farlo in casa.  Lo compro perchè ho trovato la marca che mi soddisfa più di tutte: diciamo che Andy Warhol ha avuto l’occhio abbastanza lungo a riguardo…. dico davvero: è squisito, incredibile, superiore a tutti gli altri ketchup!

“Grown, Not Made.® 
 It’s no wonder Heinz® Tomato Ketchup is the world’s favorite.Only the firmest, juiciest,freshest tomatoes make it into our bottle!”

Ok, spazio pubblicità concluso: per quanto riguarda la maionese, suggerisco di utilizzare questa ricetta; per tutti i conservatori che stanno storcendo il naso alla scritta “veg”, è mio sacrosanto dovere informarvi che una manciata di persone (manciata di Polifemo) onnivore conclamate – e “scafate”, come diciamo a Bari – NON E’ STATA IN GRADO DI DISTINGUERE questa maionese da quella classica, con l’uovo.
Quindi, perchè non provare? 😉 meno uovo, meno colesterolo – ed è davvero deliziosa…!

Ed ora occupiamoci degli ortaggi.
Come prepararli? sarà semplice come… pulire degli ortaggi: lavare e pelare le carote, lavare bene i sedani rimuovendone le estremità dure e le foglie e lavare, sfregando bene, i pomodorini. Porre i tre ortaggi in tre coppette diverse e possibilmente colorate (anche l’occhio vuole la sua parte!); nella quarta coppetta andremo a disporre la nostra buonissima salsina.

Primo:

risotto all’arancia.

Ingredienti:

320 g di riso adatto ai risotti

odori misti per il brodo: non sono tutti necessari, ma come nella fiaba della Zuppa di Pietra (qui!), più ce ne sono, meglio è! ossia:
– una grande carota
– una costa di sedano con qualche foglia
– una patata grande
– una zucchina
– svariati pomodori
– prezzemolo, un ciuffo
– una cipolla
– foglie di alloro
– peperoncino intero
– sale (attenti! poco! al massimo lo correggete)

3 vasetti di yogurt all’arancia, o agli agrumi, o bianco (a cui aggiungerete quindi del succo di arancia: non si scappa! 🙂

un’arancia, di cui useremo alcuni pezzetti, e la restante potrete magnarvela mentre cucinate

un’altra cipolla

olio extravergine d’oliva

Procedimento:

Anzitutto il brodo, ché serve più tempo. In una pentola da almeno 2 litri, che riempirete d’acqua e porrete sul fuoco, mettere tutti gli ortaggi puliti, lavati e sbucciati quando occorre sbucciarli o pelati quando occorre pelarli e far bollire 5 – 10 minuti, a fuoco molto basso (intanto potete sminuzzare l’altra cipolla in pezzi minuscoli su un tagliere, meglio di tutto se con la mezzaluna) ; aggiustare di sale il brodo. Se siete inesperti aggiungetene un cucchiaino alla volta e assaggiatelo finché non vi piace! Coprire con un coperchio.

In una padella grande, diciamo 26 cm, mettete un fondo d’olio (questo è assolutamente soggettivo: ne volete di più? ne volete di meno? volete non metterne affatto e usare invece un mezzo mestolo di brodo caldo? siete liberi, e verrà sempre bene (certo, a meno che non friggiate il riso in 3 dita d’olio! non v’azzardate!) e fate sfrigolare la cipolla finché non sarà di un bel color ambra (parlo così per la gioia dei maschietti che si dice non possano distinguere più di quattro cinque colori:)

ma non divaghiamo.

quando la cipolla sfrigola, aggiungete il riso e fatelo tostare, indorare bene, girando spesso con un cucchiaio di legno. Quando lo vedete bruno e vi sembra sia il momento (l’istinto in cucina è davvero importante, “e se c’è una cosa che ho imparato da Obi Wan Kenobi è fidarmi dei miei istinti” – The Goonies – pure duplici citazioni, stamattina!), cominciate ad aggiungere il primo mestolo di brodo, e azionate un timer a 20 minuti. Girate spesso, quando si asciuga aggiungete un altro mestolo e così via. I risotti sono adorabili, bisogna star lì vicino a loro ma vi ricompensano con tutta la loro cremosità: ogni chicco di riso assorbe il buon brodo saporito che avete preparato, più di 2 litri di nutrimento squisito in un piatto concentrato di bontà!
Fate a pezzetti un 3/4 dell’arancia che avete messo da parte.
A metà cottura cominciate a spolverizzare il parmigiano. Anche la quantità di questo è soggettiva, io ne metto tantissimo, almeno 50 grammi interi. Potete alternarla ad un pochino di peperoncino in polvere o, se siete proprio coraggiosi, ZENZERO.
Aggiungete i cubetti d’arancia e mescolate, mescolate, aggiungendo il brodo.
Il brodo va tenuto sempre coperto, o a fuoco praticamente spento per evitare che evapori.
Quando mancano due tre minuti alla fine della cottura aggiungete i tre vasetti; cercate di farlo quando prevedete di dover aggiungere solo uno – due mestoli di brodo ancora, se no lo yogurt si scioglie un po’ troppo. Se state usando lo yogurt bianco, è anche il momento di aggiungere il succo d’arancia.
Voilà! Quando suona il timer assaggiate, togliete subito dal fuoco se è bello asciutto (ma non troppo: è un risotto cremoso) e guarnite con prezzemolo fresco.
Ricordatevi di odorarlo bene prima di assaggiare… i neuroni olfattivi vanno sfruttati ed anche allenati a profumi sfiziosi e non banali!

risotto arancia

Contorno / Secondo:

pomodori ripieni al tonno; insalata mista.

Ingredienti:

4 pomodori belli grandi

2 uova

2 scatolette da 160 g (o 4 da 80 g…. 8 da 10g…. o 1 da 320g……….) di tonno all’olio extravergine, ben sgocciolato

12 cucchiai di pangrattato

4 cucchiai di parmigiano

una 40ina di grammi di pane raffermo imbibito (pochi secondi) nel latte

4 – 5 capperi

3 cucchiai d’olio

sale e pepe q. b.

Procedimento:

Anzitutto dovete togliere la calotta ai pomodori, tagliandola col coltello. Fate un bel taglio preciso, di modo che alla fine essa possa essere riutilizzata per chiuderli e garantisca anche l’effetto estetico. Perché anche l’occhio vuole la sua parte, si sa.

Adesso scavate i pomodori dall’interno, eliminandone tutta la polpa e lasciandone solo le pareti. Molto Importante: irrorateli di sale all’interno (assorbe l’acqua!) e lasciateli sgocciolare, a testa in giù diciamo – anche se sono decapitati – per un tempo piuttosto lungo, diciamo che più è, meglio è: da un minimo di 40 minuti, comunque, perché essendo frutti (NON ortaggi, anche se anche gli ortaggi sono acquosi) sono fatti in grandissima percentuale di acqua.

Intanto che questo tempo interminabile non finisce mai, potete sfiziarvi a preparare il ripieno. In un recipiente cominciate a sbattere bene le uova; unite il tonno, i capperi e date una frullatina. Aggiungete poi il pangrattato e il parmigiano grattugiato, mescolando sempre bene, ed infine i pezzi di pane imbibito nel latte e qui fatto a pezzettini. Girate bene un’altra volta.

Preriscaldate il forno ai soliti, vecchi, rassicuranti 180°C (è particolare la supremazia delle ricette in cui è utilizzata questa tempetaruta).

Tornate ai pomodori. Vi sembrano asciutti? Bene. Riempiteli col ripieno che avete preparato!

Prendete un foglio di carta forno e bagnatelo sotto l’acqua corrente, poi strizzatelo bene e spiegatelo su una teglia o leccarda su cui adagerete i pomodori; irrorate i pomodori con qualche altra goccia d’olio in superficie e socchiudete ogni pomodoro con la sua calotta (o quella di un pomodoro amico, purché le dimensioni permettano lo scambio).

Cuocete per 20 minuti circa.

Dessert:

biscotti marocchini (anice e semi di sesamo).

Ingredienti:

225 g farina 00
115 g burro
90 g zucchero
1 uovo, o 50 ml di latte
1 cucchiaino di bicarbonato
aroma vanillina
la buccia di un limone biologico
1 cucchiaino di semi d’anice
1 cucchiaio di rum

semi di sesamo q. b.

Procedimento:

1. Fai ammorbidire il burro a temperatura ambiente, Lavora l’impasto di zucchero, farina e burro tagliato a cubetti, lavorando a mano non troppo a lungo (deve restare “grezzo”). Frulla i semi di anice e aggiungili all’impasto, oltre all’aroma vanillina, alla scorza di limone e al rum.

2. Crea la forma di un salame e avvolgi l’impasto in un foglio di pellicola; lascialo in frigo per 40 minuti.

3. Taglia il “salame” a fette spesse e grossolane e disporle su una placca ricoperta da carta forno. Preriscalda il forno a 170°C. Spennella la superficie dei biscotti con latte o uovo e cospargi di semi di sesamo. Cuoci i biscotti circa 15 minuti.
biscotti

a volte ritornano

Eh eh!
E passano quasi sei mesi senza notizie…
Potrei essere morta, potrei aver ripreso a mangiare cose “di prima”, potrei aver cominciato a mangiare “peggio di prima” (mi faccio ridere da sola… ho sempre mangiato BeNiSsImO io!). oppure no, ma come saperlo se non dico niente?

ORA dirò qualcosa. Sarò più breve possibile per rendere poco traumatico il mio ritorno a questo blog; a me, infatti, angosciano i periodi di silenzio, in generale; con le persone, ma anche con un foglio bianco e con questo post bianco, ed è questo il motivo per cui se non ho una costanza a breve termine è assai facile che mi perda nell’oblio…. indeterminato.
Quindi, anzitutto urrà per essere uscita dall’oblio.

Reputo ancora, a sei mesi dalla mia esperienza di digiunoterapia, che si sia trattato una scelta ottima e di volerla ripetere (forse tra non molto, in primavera inoltrata).
Il mio approccio con l’alimentazione, che aveva avuto un’impennata positiva da Agosto (sempre soggettivamente rispetto al discorso: non credo nè predico questi come unici metodi di buona salute, anzi!), è lievemente calato dopo le vacanze di Natale, periodo in cui è stato impossibile parare ogni colpo sferratomi dall’Industria Alimentare e Dolciaria e dall’Esercito di Parenti. Due nemici assetati di sangue, carichi di conservanti, additivi, grassi bizzarri e presunta attrattiva dovuta ad incarti criminali e sbrilluccicanti che hanno allentato, purtroppo, la mia sete di verdure, ortaggi e frutta. Ma le cose si stanno riprendendo bene, anche grazie ad una piacevole, meravigliosa novità: ad ampliare il discorso “interiore” che ho cercato di intraprendere con il mio corpo ed il cibo, mi è venuto in soccorso un ottimo corso di Kung Fu (Hung Gar, Cheng Chuen, Tui shou…) che da metà Dicembre mi impegna in esercizi di scioglimento del corpo, di respirazione, di condizionamento della muscolatura – anche interna – e movimenti fluidi che mi fanno un bene incredibile. E’ stato interessante notare, durante le prime lezioni, una fatica sopra la media che mi ha tristemente, e sicuramente, suggerito di aver perso qualche muscolo in estate, con la mia monelleria. Ma devo essere coerente con l’obiettivo che mi ero posta nel decidere di non mangiare nulla per una settimana, e cioè nulla che riguardasse né la forma fisica (che sinceramente non credo cambi a nessuno digiunando, quindi se avete questo in mente ve lo sconsiglio caldamente!), ma piuttosto quello di avere un rapporto felice con il cibo: e sapevo, in fondo, che digiunare non è del tutto privo di conseguenze per i muscoli. Questo, tra l’altro, è il motivo per cui ancora non mi convinco a praticare un giorno di digiuno settimanale: mi sembra un periodo troppo breve, in cui non si dà il tempo all’organismo di “organizzarsi” per depurarsi e tutti i discorsi già triti e ritriti.

Ma passiamo ai miei amati elenchi, così che io – e voi – possiamo notare i cambiamenti avvenuti…

Da quest’estate:

1) mai più caffè: tranne una volta che avevo dormito 2 ore e dovevo lavorare, non l’ho più assunto e devo ammettere che anzitutto mi sveglio lo stesso, anche quando sono in debito di sonno, con un CENTRIFUGATO DI FRUTTA O ORTAGGI (incredibile ma vi giuro, è così! una sferzata di energia! il sedano soprattutto: pazzesco!); male che vada, mi faccio una buona tazza di tè.

2) mai più zuccherare bevande calde, come il tè o le tisane: mi chiedo solo COME io possa averlo fatto per tutta la vita: terribile! non serve a nulla, cancella i sapori…. ora sento la dolcezza anche senza zucchero. Certo, se fosse un infuso di carrube, forse….

3) non più carne, eccetto RARISSIME eccezioni, da 5 mesi. non mi reputo propriamente “vegetariana” in senso stretto: mangio pesce in quantità e anche formaggi, uova un po’ meno. non è negli interessi degli animali (altrimenti forse toglierei anche le cose appena citate), ma perché ho avuto prove inequivocabili che la carne fa male. Non di per sé – non alziamo subito gli occhi al cielo, leggiamo fino alla fine…. – ma perché proveniente da allevamenti intensivi, in cui gli animali sono sottoposti a torture continue che aumentano nei loro organismi stress, tossine e ormoni “cattivi”; e inoltre si tratta di una carne imbottita di ulteriori ormoni ingrassanti e antibiotici. Nessuno, sulla Terra, può conoscere gli effetti a lungo termine di un consumo massiccio di tale tipologia di alimento alterato e gonfio di molecole artificiali, in quanto è tipico degli ultimi 20 – 30 anni e gli effetti generazionali non possono ancora essere valutati. Certamente nell’ambito di un aumento mostruoso dei tumori che si è avuto proprio nell’ultimo ventennio ed è in aumento, oltre anche all’età media che aumenta e quindi all’esigenza di essere in buona salute più a lungo possibile – questo discorso non può reputarsi “a parte”. Io, perlomeno, non ci credo proprio – quindi, mio malgrado, perché ahimè nonostante la forte motivazione certe cose mi fanno ancora gola, ho eliminato del tutto carne rossa, bianca, salumi, tutto, tutto. Risultato: a volte ne ho desiderio (e a quel punto mangio più legumi o surrogati, perché lo interpreto come una voglia di proteine), ma in linea di massima mi sento super bene, meno stanca, meno appesantita. Non c’è confronto. ù

E poi, signori e signore,…..

4) non mi ammalo da TRE MESI INTERI e questo, in inverno, per la sottoscritta è un record micidiale. L’accoppiata kung fu – buon cibo secondo me ha dato la carica definitiva al mio sistema immunitario, che ora ha modo di fare la voce grossa contro i bacilli. Stiamo entrando in primavera e io dico che è passato il peggio! Influenze, raffreddori continui (l’anno scorso SEI VOLTE tra novembre e febbraio: quest’anno UNA)… adieu, per il momento!

5) colazione con semi, frutta fresca e secca: resiste, resiste quasi sempre! Sì, a volte quando ceno poco o nulla la mattina dopo desidero dei biscotti, ma durante l’inverno ho sperimentato un grandissimo piacere in questa colazione “anomala”: spremuta d’arancia (potessi berne fiumi, lo farei!), semi di lino, di zucca, di girasole, albicocche o prugne disidratate, clementini, arance, mela, noci, mandorle… E la giornata comincia con una carica mai provata prima!

6) le mie analisi del sangue non sono mai state così favolose. Colesterolo, trigliceridi, ovviamente glicemia: tutti valori senza asterischi, cosa che fino a un po’ di tempo fa non c’era!

Parliamo invece di cosa ho reinserito piano piano dopo i tre mesi di super frutta e super verdure: sicuramente i dolci, questo è il mio debole! Nulla di naturale può sostituire un pezetto di torta, un biscotto, una crema, specie da quando ho imparato certe ricettine deliziose che mi permettono di gustare i sapori senza preoccuparmi delle aggiunte industriali. Eh sì, cucinare è davvero una delizia. Ma anche assaggiare 🙂 sarò contenta se, con calma, riuscirò a ridurre i dolcetti, perché non c’è bisogno di mangiarne: sono “concentrati” di zuccheri e grassi che invece assumiamo regolarmente mediante cereali, legumi, verdure, olii… ma non voglio chiedermi troppo, ho tutta la vita davanti per “raddrizzarmi” totalmente perpendicolare al suolo; se ora sono ancora un po’ inclinata non è grave!
Non sia mai ci sia il rischio di farmi allontanare dai canoni estetici anni 50…. 😛

Nei prossimi tempi, giusto per spargere anche a voi il danno, vi farò partecipi delle ricettine favolose di dolci a ridotti contenuti di grassi saturi, genuini e squisiti…. stay tuned!