cooking time…

Cosa c’è di più bello di cucinare ascoltando musica?

Poche cose! Mentre vi industriate a individuarle, visitate questa meraviglia 🙂

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Henry Hargreaves fotografa gli ultimi pasti dei condannati a morte

Ho trovato un bellissimo, commovente, peculiare servizio fotografico. Una finestra sull’ultimo momento di vita di alcune persone che, prima di lasciare questo mondo, ancora una volta vogliono sentire le loro papille gustative lavorare. In modi tanto diversi quanto diverso è ognuno di noi…

(un articolo di Matthew Francey)

Henry Hargreaves non è uno chef della TV. Invece di cercare di salvare il Paese un pasto della mensa scolastica per volta, si è fatto un nome cucinando e fotografando fantasie gastronomiche come arcobaleni edibili e iPad fritti. Ma è per il suo progetto No Seconds che ha ottenuto i maggiori riconoscimenti, ricreando l’ultimo pasto di molti serial killer nel braccio della morte per poi presentarli in una serie di foto agghiaccianti.

VICE: Come hai cominciato a fotografare gli ultimi pasti dei serial killer?
Henry Hargreaves: Sono molto interessato alle scelte delle persone per quanto riguarda il cibo. È una di quelle cose che tutti fanno diverse volte al giorno, ma non lo si guarda mai davvero fuori dal contesto immediato né si pensa a che cosa dica a proposito di chi compie la scelta. Leggevo di una campagna per abolire l’ultimo pasto in Texas, quindi sono andato su internet e ho fatto delle ricerche. E mentre leggevo, ho sentito di potermi identificare con quelle persone per un breve attimo solo per quello che avevano ordinato.

Pensi che i pasti permettano di capire cosa c’è nella mente dei condannati?
In generale penso di sì, decisamente. La cosa che in qualche modo mi ha colpito era quanti di essi fossero dei sostanziosi pasti fritti, quello che ci piace chiamare comfort food. Nei loro ultimi momenti di vita, quelle persone volevano solo un po’ di conforto.

Il progetto è una presa di posizione sulla pena di morte?
Sì. Nel senso, io sono della Nuova Zelanda, e quando sono venuto in America la pena di morte mi ha colpito come cosa davvero disumana. Nella gran parte del mondo viene considerata un atto superato e barbarico ed è strano che esista ancora in una nazione che mette un tale impegno nel pubblicizzare la sua democrazia e la sua morale. Mentre facevo ricerche per il progetto ho trovato dati secondo cui negli ultimi 20 anni circa 12 persone sono state giustiziate per errore in America. Sono solo dicerie, ovviamente, ma quelle persone sono comunque morte e non possono sperare in un nuovo processo.

Ci sono un paio di strane richieste, tra gli scatti del tuo progetto: spicca il DVD del Signore degli anelli, una delle più strane. Ti sei concentrato sulle richieste più insolite?
Sì, non volevo che i pasti fossero tutti uguali quando li avrei ricreati. Inoltre, un ultimo desiderio molto oscuro dice molto del carattere di una persona. Quello era uno dei più strani e gli è stato concesso, quindi ho pensato di includerlo. Lo stesso vale per la torta di noci pecan. Quell’uomo voleva “conservarla per dopo”, cosa che, sentendola, deve aver dato i brividi alla guardia. Si dice che quel tipo fosse un malato mentale, quindi probabilmente non avrebbe mai dovuto essere giustiziato. Anche quello ti fa riflettere; pensava davvero che avrebbe potuto mangiarla più tardi o si rendeva conto di che cosa sarebbe successo?

Hai preparato tu tutti i pasti?
Metà sono opera di un mio amico chef. Lui ha preparato i pasti più complessi e io l’altra metà—quelli più semplici, tipo il gelato o la singola oliva.

La singola oliva è una delle immagini più intense. Hai qualche teoria in proposito?
Un sacco di gente ha fatto congetture sul possibile significato dell’oliva. Alcuni si concentrano sul simbolismo dell’olivo, la purezza e il fare ammenda. Credo che sia in parte vero, e potrebbe applicarsi a questo caso, ma per quello che ne sappiamo potrebbe aver semplicemente pensato, “Sceglierò qualcosa di strano e la gente ci vedrà quel diavolo che vuole.”

Quindi pensi che nella maggior parte delle richieste ci sia un’ultima dichiarazione consapevole dei prigionieri?
Già. Personalmente, per quanto riguarda me, penso che vorrei fare una sorta di dichiarazione finale. Con il tuo ultimo desidero vorresti pensare di poter dire una cosa che sia dotata di un significato o che conterà per qualcuno.

Mi ha colpito il fatto che la richiesta di Timothy McVeigh potrebbe essere una sua dichiarazione. Ha ucciso un sacco di gente, e il suo ultimo desiderio è stato mezzo chilo di gelato. Pensi che sia un commento al suo stesso egoismo? Una sorta di “vaffanculo” al mondo?
È questo che adoro del progetto: ognuno ne dà una propria interpretazione. Se quella era la sua intenzione, allora immagino che ci sia decisamente riuscito. Potrebbe voler affermare quanto fosse egoista, o potrebbe anche voler dire che ha il palato meno raffinato del mondo e che per lui mezzo chilo di gelato alla menta con pezzetti di cioccolato è il paradiso.

Hai notato che le persone che hanno ucciso di meno hanno richiesto i pasti più piccoli? Forse l’appetito per il cibo di una persona è legato all’appetito di morte?
È una teoria interessante. La mia opinione sarebbe che probabilmente non è collegato, perché credo che il tipo che ha ucciso una o due persone probabilmente sarebbe andato avanti a uccidere se non l’avessero preso.

Cosa chiederesti come tuo ultimo pasto?
Un lecca-lecca infinito! Sinceramente, credo che se mi trovassi in quella posizione, non riuscirei a mangiare nulla. Riesco a malapena a fare colazione prima di un esame. Se fossi nel braccio della morte credo che il cibo sarebbe l’ultimo dei miei pensieri.

La gente ti critica mai perché “umanizzi” i serial killer?
Immagino sia un argomento valido. In qualche modo ho dato il mio contributo a questa deprimente tendenza di dare attenzione ai serial killer. La mia motivazione viene dalla mia curiosità; volevo vedere che aspetto potessero avere quei pasti. Non miravo a un effetto scandalistico o a crearmi una reputazione attraverso le pene di altre persone⎯quella non era proprio una mia intenzione. Vedo il mio lavoro come artista e come fotografo, per permettere alla gente di trarne le sue conclusioni. Non credo che dobbiamo risolvere completamente il mistero per tutti. Penso che, come tutta la buona arte, io stia anche tenendo uno specchio di fronte allo spettatore; ognuno vede qualcosa di sé nella propria reazione alle opere.

Già. Hai mangiato qualcuno di quei pasti?
A volte ero lì lì per farlo. Odio sprecare del buon cibo tanto quanto chiunque altro, ma ho pensato che fosse troppo macabro. Ho preso una cucchiaiata del gelato alla menta con cioccolato, ma non riuscivo ad apprezzarlo⎯non aveva quasi gusto. Ho pensato soltanto “Oh Dio” e l’ho buttato nella spazzatura. Era un po’ come andare in un ospedale e mangiare il pranzo di una persona che è appena stata dichiarata morta.

Trovate altri lavori di Henry sul suo sito.

(Per leggere tutto l’articolo dal sito, cliccate qui)
(e qui per altre foto)

Diet Vs Cancer

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Conosciamo tutti l’asserzione del grande filosofo tedesco Ludwig Fuerbach “Siamo quello che mangiamo“. Molte persone, tuttavia, assumono continuamente cibo di scarsa qualità o non seguono un’alimentazione corretta. Il cibo ha degli effetti potenti sulla nostra salute e, purtroppo, quando si mangia male per lungo tempo possono facilmente insorgere molte malattie, tra cui il cancro.

Ormai è noto che la comparsa del cancro è favorita dalla presenza di mutageni come i radicali liberi – piccole molecole estremamente reattive che, se non vengono inattivate, danneggiano i lipidi di membrana, le proteine e il DNA -, presenti ad esempio nel fumo di sigaretta o negli alimenti bruciati. Non solo questo, però: anche un’alimentazione troppo ricca di grassi e di alimenti raffinati può spianare la strada alla malattia.

Una buona regola è quella di assumere alimenti dalle proprietà antitumorali che, in genere, contengono degli antiossidanti; anzitutto il mio amato acido ascorbico / ascorbato (o vitamina C!), ma anche i carotenoidi, o il coenzima Q. Li esamineremo un’altra volta.

Bisogna tenere a mente una cosa, comunque: il nostro corpo è sempre attivo per combattere il cancro: ogni minuto, all’interno delle nostre cellule, il DNA si replica con errori e insorgono mutazioni continue che vengono contestualmente riparate. Il motivo per cui non abbiamo tutti il cancro non è legato alla sua bassa insorgenza generale, ma all’altissima efficienza dei meccanismi di riparo: è quindi fondamentale favorire il corretto funzionamento del nostro organismo e anche mantenerlo in buona salute, sotto ogni punto di vista, fisico e psichico.

A seguito dei moltissimi studi che mettono in rapporto i tumori con il cibo, il World Cancer Research Fund o WCRF – sito web http://www.wcrf.org – ha stilato un decalogo per prevenire a tavola questa grave malattia. Eccone i dieci punti:

1) Mantenersi snelli per tutta la vita. L’essere sovrappeso o addirittura obesi affatica il nostro metabolismo.

2) Mantenersi attivi fisicamente ogni giorno. Il nostro corpo è fatto per muoversi, una moderata attività fisica attiva il metabolismo e ripristina le condizioni fisiche e psichiche ottimali per la nostra salute. Anche senza andare in palestra con regolarità, potrebbe essere sufficiente una camminata veloce di mezz’ora o un’ora tutti i giorni, meglio prendere le scale che l’ascensore, meglio la bicicletta della macchina.

3) Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Il primo step per regolarizzare peso e metabolismo è quello di ingerire un apporto equilibrato di calorie.

4) Consumare in prevalenza vegetali, regolarmente i cereali integrali ed i legumi. Questi alimenti sono ricchi di fibre e antiossidanti e andrebbero consumati svariate volte al giorno.

5) Limitare il consumo di carni rosse ed evitare le carni conservate. Le carni rosse andrebbero limitate a 500 grammi a settimana, mentre le carni lavorate, in scatola, quelle affumicate e gli insaccati andrebbero evitati per il loro contenuto in grassi saturi e conservanti come i nitrati, dannosi per la salute.

6) Limitare il consumo di bevande alcoliche. Una quantità adeguata è quella di un bicchiere di vino al giorno per le donne e due per gli uomini. Meglio io vino rosso del bianco, per il maggior contenuto in resveratrolo, un potente fenolo antiossidante presente nella buccia degli acini d’uva, e meglio evitare i superalcolici. Bambini e donne in gravidanza non devono consumare bevande alcoliche.

7) Limitare l’utilizzo del sale. Usare non più di 5 g/die perché il sale contiene il sodio (Na), responsabile, tra l’altro, della ritenzione idrica, dell’ipertensione e dell’affaticamento cardiaco.

8) Seguire una dieta variegata e ricca di tutti i nutrienti essenziali. Contrariamente a quello che pensano in molti, gli integratori alimentare non servono a nulla nella prevenzione del cancro, se non a fornire ciò che manca a un’alimentazione scorretta e non bilanciata .Il pintpo è sempre lo stesso: bisogna mangiare bene.

9) Allattare i bambini al seno per almeno 6 mesi. Il patte materno fortifica il bambino più di ogni altra cosa.

10. Queste raccomandazioni valgono anche per chi è già stato ammalato di cancro; anzi, a maggior ragione per lui, che potrebbe essere soggetto a ricadute. Per prevenire eventuali recidive, è sempre una buona idea adottare uno stile alimentare sano da mantenere nell’arco di tutta la vita.

Non dimentichiamoci inoltre che il cancro è anche una malattia ereditaria; una persona altamente predisposta potrebbe svilupparlo e quindi è bene che si difenda quanto più possibile, su tutti i fronti. Una persona nella cui famiglia non si è verificato il cancro è comunque a rischio; nessuno possiede [ancora] precisi studi a lungo termine sulla biologia dell’uomo degli ultimi 20 – 10 anni. Probabilmente l’aumento di smog, pesticidi, inattività e junk food ha un’influenza sui nostri corpi. Cominciamo a controbilanciarlo…

– “Qualsiasi cosa fai o sogni di fare, comincia a farla. Nell’audacia c’è genio, potere e magia. Comincia ora! (J. W. Goethe)

Eroine proteine!

Ogni tanto capita di sentire parlare di proteine; sappiamo che fanno bene, che bisogna assumerle (spesso sentiamo dire, ad esempio, che si trovano nella carne…), e in qualche modo le colleghiamo ai muscoli e all’attività sportiva… sì, ma cosa sono?

Le proteine sono macromolecole (molecole di dimensioni molto grandi), fatte da tanti amminoacidi – altre molecole più piccole e, in questo caso, unite le une con le altre a mo’ di mattoncini Lego; si chiamano ammino – acidi perché contengono delle caratteristiche date sia dagli atomi del gruppo amminico (basico) che da quelli di quello carbossilico (acido). Forse, guardandone uno negli occhi (decidete voi quali sono) vi sentirete più a vostro agio:

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Gli amminoacidi nel nostro corpo sono 20 e sono tutti molto simili tra loro; hanno un cuore identico (quella C centrale, un atomo di Carbonio) e tre braccia identiche (gruppo amminico, gruppo acido, gruppo H), ma una testa che cambia per ogni amminoacido (quella che nel disegno viene chiamata side group). Come se noi umani, anziché essere tutti diversi di statura, peso, colore degli occhi avessimo tutti la stessa identica struttura corporea, stesso identico busto, gambe, braccia e ci differenziassimo soltanto per la testa: terribile!! Ma loro invece sono contenti così. D’altra parte si divertono un sacco perché si attaccano l’uno all’altro e quando formano delle file belle lunghe, da 40 a 300 amminoacidi attaccati, diventano una proteina. Qui ne vedete tre insieme.protein

Sì, ma non pensiate che le proteine poi siano così belle ordinate ed organizzate in lunghe file barbose! No, no: sono dei grovigli tutti arrotolati, questo naturalmente per occupare meno spazio possibile (e anche per altre ragioni che non approfondiamo). Comunque, sappiamo di per certo che loro sono entusiaste dell’aspetto sbarazzino che hanno!

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Le proteine, comunque, ci servono proprio perché contengono gli amminoacidi; non appena le assumiamo, a livello del pancreas (quando il cibo è già passato dallo stomaco e sta andando nell’intestino) esse cominciano ad essere smontate con pazienza dagli enzimi e gli amminoacidi vengono presi ed assorbiti dal nostro organismo, uno per uno.

Gli amminoacidi ci servono a un sacco di cose… alcuni di essi sono coinvolti nella difesa immunitaria, altri nella regolazione dei ritmi sonno-veglia, altri ancora protezione degli organi interni, per non parlare di quelli che costituiscono muscoli, peli, capelli, unghie… la lista è lunga, e sono tutte funzioni sacre!

Alcuni amminoacidi possiamo sintetizzarceli da soli (mitico uomo!) e si chiamano non essenziali, o semiessenziali (c’è una differenza, ma ogni tanto non spiego delle cose per non essere noiosa al 100%, cerco di mantenermi sempre un minimo sotto la vostra soglia massima di sopportazione, se no andate sul blog di quell’altra).

Ma per gli amminoacidi essenziali, quelli che non sappiamo costruire noi, occorre mangiare, e mangiare precisamente le proteine che li contengono.

Non tutti gli alimenti definiti proteici contengono tutti gli amminoacidi essenziali e qui arriviamo a parlare delle proteine nobili o complete. Questo termine viene a volte male interpretato: vengono definite nobili quelle proteine che contengono tutti gli amminoacidi essenziali, fondamentali per la nostra salute!

In genere, le proteine animali sono nobili mentre non lo sono quelle vegetali: questa diversità è spiegabile in virtù di una maggiore somiglianza tra animali e animali piuttosto che tra animali e piante. Tuttavia troppa carne fa male, oggi noi ragioniamo così, mentre un tempo era una questione economica… Le famiglie povere si industriavano per cercare alternative nutrienti alla carne. Ed è bello sapere di avere questa alternativa: i LEGUMI! I legumi sono altamente proteici – anche se non hanno tutti gli ammoacidi essenziali; ma consumati accoppiandoli ad altri cibi in modo saggio diventano un piatto completo al 100%.

I fagioli, ad esempio, prendiamo i fagioli! Sono abbondanti nell’amminoacido lisina ma carenti in metionina e cisteina, e quindi possono essere completati dalla semplice pasta, che contenendo il glutine – ricco proprio di metionina e cisteina – risolve il problema.

Quindi, in barba ai pregiudizi culturali (e degli anti-radical chic…), il piatto povero per eccellenza è a tutti gli effetti un alimento completo, nutriente e decisamente ricco! Pur non contenendo carne…

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Cuoricini di patate e broccoli

Ecco una nuova ricettina: la dedico alle mamme che vogliono rendere la verdura più attraente per i bambini. Chissà perché, poi, è così difficile far mangiare una cosa talmente importante proprio ai bambini, che hanno disperato bisogno di fibre e vitamine… è un problema!

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Forse, stavo pensando… forse nei bambini l’istinto di cibarsi di qualcosa di estremamente nutriente (come sono i grassi, ad esempio: la forma di calorie più compatta e preziosa che c’è) è ancora più forte. Mentre negli adulti la razionalità della cosa sana si sovrappone anche al gusto “primordiale”. Un giorno vi dirò perché i grassi sono così più pazzescamente convenienti rispetto ai carboidrati – per l’organismo di un animale affamato, cosa che noi siamo difficilmente.

“Un giorno, un giorno”… sì, è vero, rimando: ma poi faccio! Vedrete.

Comunque, tornando a noi: io non sono ancora mamma, ma per casa mia si aggira ugualmente un “bimbo” che non ama la verdura, che dovrebbe mangiarla sicuramente e che cerco di ingannare allo scopo in svariati modi, tra cui questo. Broccoli romantici!

[Il fatto che abbia 32 anni… è un dettaglio.]

che poi… come si fa a non amare i broccoli?

sono meravigliosi!!

sembrano degli alberelli!!!!

e se anche noi non piacessimo a loro?

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Cuoricini di patate e broccoli

Ingredienti per 2 persone:

  • broccoli (10 – 20 alberelli… a seconda di quanto li vogliate verdurosi)
  • 400 g patate
  • pangrattatto, quattro cucchiai
  • aglio, due spicchi
  • peperoncino q. b.
  • olio q. b.
  • curry q. b.
  • sale q. b.
Tempo di preprazione: 60 min.

1. Lessa anzitutto le patate fino a che non diventano morbidissime; intanto tieni pronti i broccoli a cui avrai tagliato i gambi in eccesso e prepara gli spicchi di aglio.
2. Scotta i broccoli in acqua bollente per 5 minuti.
3. In una padella con un fondo di olio caldo fai soffriggere gli spicchi di aglio e un pizzico di peperoncino; quando cominci a sentirne il profumo eliminalo e fai cuocere a questo punto i broccoli, coperti, ma mescolando ogni tanto con un cucchiaio, per una decina di minuti. Aggiungi anche del curry in polvere, quanto ti va. [ho avuto il sospetto che ci stesse bene perché un piatto indiano in cui mi sono imbattuta, l’aloo gobi, prevede cavolo e patate e c’è molto curry (squisito); e il cavolo e il broccolo non sono così lontani.] Comunque, i nostri broccoli in cottura devono restare sempre umidi; se si asciugano troppo, irrorali con più olio, o due dita d’acqua.
2. Quando le patate sono ben lessate, falle raffreddare un minimo, sbucciale e schiacciale bene con una forchetta (o con lo schiacciapatate per un risultato ottimale) in modo da ottenere quasi una crema.
3. Quando noti che gli alberelli si disfano lievemente e sono ben ammorbiditi, toglili dal fuoco, uniscili alle patate schiacciate, sfaldandoli un po’, e mescola bene finché non ottieni un amalgama piuttosto compatto. Aggiungi il pangrattato, e sale a tuo piacimento. Preriscalda il forno a 180°C.
4. Riempi degli stampini che ti piacciono con il composto di patate e broccoli, aggiungi un’ultima goccia d’olio per ogni stampino e inforna. Esamina i cuoricini dopo 15 – 20 minuti; devono risultare compatti e croccanti in superficie. Sforna, fai raffreddare un minuto, sforma e servi con un contorno: io li accompagno a funghi trifolati e pomodorini freschi.

Veg cake soffice al cioccolato

Vi presento un dolce squisito, privo di latte, uova e burro.

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  • Ingredienti per 12 persone:
  • 675 ml acqua
  • 250 g farina bianca 00
  • 150 g farina integrale
  • 100 g fecola
  • 400 g zucchero grezzo di canna
  • 75 g cacao amaro
  • 225 ml olio di semi di girasole
  • 3 cucchiai di aceto di mele
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 bustina di vanillina, o aroma a scelta
  • zucchero a velo q. b.
Tempo di preprazione: 70 min.
1. Fai scaldare l’acqua sul fuoco un paio di minuti. Predisponi nel frattempo tre ciotole: una piccola, una media, una grande, come nella favola dei tre orsi. Puoi già preriscaldare il forno a 180°C.
2. Nella ciotola piccola metti l’olio di semi di girasole con i tre cucchiai di aceto; mescola e aggiungi la vanillina (o altro aroma: scorza d’arancia grattugiata, rum, mandorla…).
 2. Nella ciotola media fai sciogliere l’acqua calda con il cacao amaro e mescola fino ad ottenere un composto omogeneo.
3. Nella ciotola grande metti le farine, lo zucchero di canna, la cannella e il bicarbonato (setacciato).
4. Unisci l’olio e aceto al composto di acqua e cioccolato e, quando ben omogeneo, versa il tutto, gradatamente e mescolando, nella ciotola grande delle farine.
5. Usando un cucchiaio o una frusta a mano, lavora delicatamente l’impasto – che risulterà piuttosto liquido – fino alla totale scomparsa di grumi.
6. Versa in una teglia grande (>28 cm) o in due piccole, dopo averle oliate e infarinate, e cuoci in forno già caldo a 180°C per 40 – 50 min, in modalità statico sopra e sotto, provando verso la fine la cottura con uno stecchino.
7. A stecchino asciutto spegni il forno e lascia risposare 5 minuti, più altri 5 a sportello aperto; infine sforna, sforma e cospargi di zucchero a velo.

Questa è la mia versione di una ricetta di Zoè Matthews, una cuoca del centro di spiritualità Ananda!

sai cosa ti mangi?

Dopo un interessante ed inquietante giro su http://www.ioleggoletichetta.it ho deciso di farvi partecipi di questo discorso sulla buccia degli agrumi: porosa, spesso lucida (proprio perché trattata!) è drammaticamente cosparsa di sostanze dannose per l’organismo.

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Il tiabendazolo (E233) è principalmente usato per contrastare muffe, avvizzimenti ed altre malattie fungine in frutta (in particolare nelle arance) e verdura. Trova impiego come conservante alimentare sotto la denominazione E233. Ad esempio, è applicato alla buccia delle banane per preservarne la freschezza ed è un comune ingrediente delle cere collocate sulla scorza degli agrumi. È altresì presente nelle soluzioni acquose nelle quali tali frutti vengono immersi. A causa della sua lieve tossicità, il suo uso come additivo è stato vietato in Unione Europea, negli Stati Uniti, e in Australia e Nuova Zelanda. La dose giornaliera accettabile del tiabendazolo è di 0,1-0,3 milligrammi per ogni kilogrammo di massa corporea. In alte dosi, il composto appare fortemente tossico, causando consistenti disordini al fegato e all’intestino. Nelle cavie esposte ad alte quantità di tiabendazolo sono stati inoltre rilevati disordini riproduttivi e riduzione del peso dei piccoli al momento dello svezzamento. Gli effetti collaterali sull’uomo includono nausea, vomito, perdita di appetito, diarrea, vertigini, sonnolenza, mal di testa o, più raramente, anche ronzio alle orecchie, disturbi visivi, mal di stomaco, ingiallimento delle pelle e dell’urina, febbre, affaticamento, aumento della sete e aumento o riduzione dell’urina prodotta. Non ne sono stati rilevati effetti cancerogeni o mutageni.

Bifenile o Difenile (E230) Il difenile è un composto aromatico di origine sintetica utilizzato nell’industria alimentare come conservante, principalmente per il trattamento antimuffa della buccia degli agrumi, e per il materiale usato per l’imballaggio degli stessi; nel contempo, permette di prolungare anche di molto la shelf-life degli agrumi, ossia la “vita degli articoli da banco”, il periodo durante il quale un qualsiasi prodotto può essere tenuto presso un punto vendita al dettaglio, senza che vengano alterate le sue qualità e senza dover ricorrere a particolari accorgimenti che ne prolunghino la conservazione. Quando si legge la scritta: “agrumi non trattati” si riferisce proprio all’assenza di questo Bifenile. È consigliato infatti consumare questo tipo di agrumi (soprattutto se si fa uso, per una qualsiasi preparazione culinaria (torte, limoncello, the…) della scorza); nel caso si consumassero quelli “trattati”, è buona norma lavarsi accuratamente le mani dopo averli sbucciati e prima di consumare la polpa. Nonostante tutte le accortezze, una piccola parte del conservante può ugualmente penetrare all’interno del frutto, ma ciò non dovrebbe creare alcun problema al consumatore. La letteratura riporta che i lavoratori impiegati nel campo delle spedizioni di agrumi (per nave o per camion), esposti quindi per lunghi periodi a questo conservante, hanno presentato una certa sensibilità al difenile, lamentando reazioni allergiche, nausea, vomito, irritazioni agli occhi e alle mucose nasali. A parte questo, non vi sono effetti collaterali significativi, anche perché il difenile è un composto che viene escreto dai reni in forma inalterata. È stato proibito in Australia.

Gommalacca (E904) La gommalacca è un polimero naturale ed ha una composizione chimica simile a quella dei polimeri sintetici, ed è quindi considerata una plastica naturale. E’ ottenuto dalla secrezione di un insetto, la Kerria Lacca, che cresce nelle foreste tailandesi. Per ottenere 333 g di gommalacca occorrono migliaia di insetti. Questo additivo alimentare, un tempo usato per produrre i dischi per il grammofono, è impiegato anche come agente lucidante di pillole e caramelle oltre che per lucidare i mobili. Può essere modellata a caldo, per cui è classificata come termoplastica. Essendo commestibile, la gommalacca è stata usata come agente lucidante per pillole e caramelle. A questo fine, è classificata come additivo alimentare con il numero E904 e viene ancora usata come rivestimento della frutta per impedirne il deperimento dopo la raccolta. Altroconsumo segnala che è un additivo suscettibile d’indurre allergie o reazioni di ipersensibilità. Imazalil Fungicida sistemico imidazolico ad ampio spettro ed utilizzato su una vasta gamma di colture. In condizioni normali non induce resistenza come altri fungicidi. Presenta bassa tossicità nei mammiferi dopo esposizione orale e bassissima dopo esposizione dermica. Intossicazioni acute provocano negli animali mancata coordinazione muscolare, abbassamento della pressione arteriosa e vomito. Non presenta effetti da esposizione cronica, non da problemi riproduttivi, non sembra essere né mutageno, né teratogeno né cancerogeno. Gli organi bersaglio sono il sistema nervoso e il fegato. Generalmente non tossico per gli uccelli lo è invece in maniera moderata per pesci e organismi acquatici. Ha un ’alta persistenza nel suolo con emivita da 120 a 190 giorni. Fortemente legato al terreno non si diffonde nelle falde acquifere. Persistente a lungo sui frutti raccolti. Si ferma prevalentemente sulla buccia, ma si può trovare anche nella polpa sebbene in quantità molto limitate.

E200 – Acido Sorbico L’acido sorbico è un conservante di origine naturale, che può essere prodotto per via sintetica. Presenta una tossicità molto bassa: questo sia perché viene utilizzato in dosi ridotte (0,2 mg/Kg), sia perché la sua DL50 (dose letale) è oltre i 5g/Kg. Pertanto, essendo impiegato in dosi così limitate, e avendo una dose letale così alta pro Kg, è un conservante che si può ritenere sicuro. Poche persone, infatti, manifestano reazioni allergiche all’acido sorbico. Spesso l’acido sorbico è presente, come inibitore di lieviti e muffe, in preparati per crema pasticcera, nei formaggi non stagionati, nel pane a fette, nel pane di segale, nella pasta di olive, nelle bibite, nei ripieni delle paste fresche, nei preparati per gnocchi freschi, nella polenta pronta, nella frutta, nelle margarine. Nonostante l’acido sorbico presenti una dose letale molto alta, è necessario fare una piccola riflessione: essendo un conservante molto utilizzato è possibile (anche se avviene raramente), che nell’arco della giornata si consumino così tanti alimenti contenenti E200 da arrivare a consumare dosi vicine a quella tossica; per questo motivo è consigliato controllare con attenzione le varie etichette per evitare che si verifichi ciò. Se si dovesse raggiungere la dose tossica, si pensa che questo conservante possa presentare rischi per la salute, perché può alterare i sistemi enzimatici del corpo umano.

Aiuuuuto!

Soluzione: cercare esplicite diciture “buccia edibile” oppure… andare in gioielleria, cioè dal biologico. Magari faremo uso della buccia grattugiata una volta in meno, ma sarà una Signora Buccia, sana e fragrante!