è tardi! è tardi!

good grief

Altri mesi di silenzio, né un buon Natale, né una ricettina per le feste, né una lista di buoni propositi per il 2014, e nemmeno suggerimenti per depurarsi dalle mangiate… ma che razza di blogger sono? Tutte queste formule magiche e questi pensieri sono in realtà passati, da casa mia e dalla mia mente, senza che però io li fermassi: lo studio mi sta assorbendo ogni energia. Mi sto risolvendo a cucinare cose semplici come quando avevo 15 anni – tranne però delle saltuarie occasioni in cui l’arte e la creatività tra i fornelli tornano a farmi visita, specialmente per via di una collaborazione davvero splendida che è cominciata già da qualche tempo. E quindi, già che ci siete, visitate la mia pagina!

Ma tornando a noi: ho il cervello stipato fino all’ultimo angolino di nomi di molecole, organi, tessuti, strutture, processi, teorie… e devo fare, essendo la mole di questi esami grande come mai prima, ciò che ho sempre fatto con difficoltà massima: parlare da sola, con giusta convinzione e intonazione sicura, come se mi mancasse qualche rotella; ripetere a voce alta tutte queste storie incredibili e complicate. Odio ascoltarmi sbagliare ed odio il suono della mia voce incerta, e tutte queste paroline che mi riempiono la bocca… ma tant’é. Non è un momento divertente di per sé, ma questi sforzi in realtà mi stanno così facendo fare pace con me stessa che penso di non essere stata così felice, di fondo, da molto, molto tempo.

E così, più che cercare di cucinare per stupirmi con la mia bravura, cucino per perdere meno tempo possibile… bizzarro, nevvero? Ciò che farò sicuramente (e non oggi, ahimé!) sarà infatti rendere a voi note delle ricette “salva tempo” da eseguire in pochi minuti – certo, senza sfuggire però all’acquisto di alcuni ingredienti confezionati: ma con un po’ di criterio possono essere scelti ingredienti migliori di altri e si può comunque ottenere un buon pranzetto (specie se si viete stancati assai e d’altra parte non sono stata io la prima a dirlo; cito il buon Curzio Rufo in una delle versioni affrontate nel mio ginnasio: Nam cum ibi cenavisset, tyrannus Dionysius negavit se iure illo nigro, quod cenae caput erat deletatum esse. Tum is, qui illa coxerat: «Minime mirum; condimenta enim defuerunt ». « Quae tandem sunt? » « Labor in venatu, sudor, cursus, fames, sitis; his enim rebus Lacedaemonii epulas condiunt »  Infatti quando lì aveva cenato, il tiranno Dionisio disse che non gli era piaciuto il famoso brodo nero, che era la portata principale della cena. Allora colui che aveva cucinato quella disse: «Non è niente affatto strano, infatti sono mancati i condimenti» «Che condimenti?» chiese Dionisio. «La fatica della caccia, il sudore, la corsa all’Eurota, la fame, la sete » – rispose quello – « Con queste cose infatti sono conditi i banchetti degli Spartani! ». Infatti quale dei due cibi è migliore? la pietanza ottima, quando proviamo disgusto per il cibo, o un pezzo di pane nero, quando diamo sfiniti per la fame? ).

Intanto, per passare di palo in frasca ma con sempre la mia amica “concentrazione nello studio” di sottofondo, voglio offrirvi un articolo recentissimo del Scientific American che può incuriosire tutti coloro che, come me, cercano di memorizzare vagonate di informazioni e ben volentieri utilizzerebbero cibi e bevande per aiutarsi. In questo studio, infatti, si parla del caffè in termini nuovi: hanno somministrato della caffeina ad un gruppo di ricercatori prima che affrontassero una prestazione di studio e memorizzazione, e ad un altro invece gruppo dopo la memorizzazione. Sorpresa: la caffeina assunta dopo la prestazione ha influito più positivamente sulla consolidazione della memoria!

Sarà difficile non farsi influenzare dal pensiero “classico”, ossia quello di affrontare lo studio meglio grazie ad una preventiva tazza di caffè. Forse la soluzione è “sia prima che dopo”, ma nel caso della sottoscritta, questa quantità di caffeina mi procurerebbe tremolii ed irritabilità record (e per la seconda, credete a me, sono già in lizza per il Guinness dei Primati…).

In ogni caso, nello studio ribadiscono le proprietà neuro-protettive della caffeina (sempre in dosi limitate: non più di un paio di tazzine al giorno, secondo l’opinione comune, e io dico una sola tazzina e passa la paura). E il caffè (anzi, la caffeina) è davvero affascinante per il modo in cui “accende” le nostre funzioni rendendoci più vigili. Ci torneremo, perché merita di essere spiegato meglio. Ma intanto, quant’è bello scoprire che le cose buone che ci piacciono fanno anche bene? Io lo adoro!

Love_Coffee_karasorensen