perché il caffè ci sveglia?

Inauguro il mio ritorno su questi schermi (evviva, evviva, evviva per tre cose belle che mi hanno tenuto lontana dal blog: la laurea conclusa; un’esperienza splendida di divulgazione e animazione scientifica, durata alcuni mesi, per bambini e ragazzi in un Museo della Scienza; ed infine il progetto imminente di trasferirmi all’estero per specializzarmi! 🙂 ) raccontandovi con molto piacere, ed  in modo spero per tutti semplice, uno dei motivi per cui il caffè ci dà una bella carica mentale e fisica. Per me è affascinantissimo, chiunque può comprenderlo bene e sentirsi dunque ancora più inebriato la prossima volta che sorseggia una tazzina della famosa bevanda, pensando a ciò che accadrà all’interno delle sue cellule 🙂

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Quando noi siamo ben svegli ed attivi non ci sembra difficilissimo concentrarci su qualcosa di difficile, compiere sforzi fisici o eseguire più tasks contemporaneamente, e lo è poco anche per il nostro sistema nervoso – il quale trasforma la nostra volontà ed intenzione in atti concreti. Invece, quando siamo stanchi e affaticati sentiamo una grande differenza in questo passaggio (pensare di fare una cosa – farla bene ed in tempi rapidi), eppure tale differenza non si trova a livello della nostra voglia di compiere delle azioni; è proprio il lavoro che avviene a livello del sistema nervoso centrale a risultare rallentato. Come mai?

Quando noi subiamo uno stimolo dall’esterno, o prendiamo una decisione che ci porta a compiere un’azione, avvengono dei meccanismi a cascata, detti trasduzioni del segnale. Le cellule, anche distanti tra loro, hanno bisogno di comunicare per mezzo di molecole segnale – detti primi messaggeri -, come gli ormoni: un esempio potrebbe essere un grosso spavento che induce il rilascio di adrenalina dai distretti dove viene prodotta fino alle cellule che deve raggiungere, mettiamo caso cellule muscolari in cui indurre una reazione.

Quando questi primi messaggeri raggiungono le cellule, si legano al loro involucro esterno – la membrana – tramite appositi bottoncini fatti apposta per loro, i recettori. Questi recettori comunicano all’interno della cellula che hanno subìto il legame del primo messaggero, e un secondo messaggero – che invece vive sempre dentro la cellula, all’interno della quale però anche certe distanze possono essere grandi – percepisce il messaggio e lo trasforma in altri eventi di risposta, recapitandolo in una forma opportuna. E’ una sorta di staffetta molto efficiente.

Arrivando al punto caldo di questo discorso vi presento dunque uno dei tantissimi eroi sottovalutati che abita le mie e vostre cellule, trasferendo messaggi in modo super rapido ed efficiente: ha un nome lunghetto – adenosina monofosfato ciclico – ma dagli amici si fa chiamare cAMP, o AMP ciclico, ed è appunto un secondo messaggero. Quello che fa è trasportare messaggi utili ad una serie di funzioni legate allo stato di veglia e di attività.

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Come vedete da questa figura, il nome ciclico ha un senso preciso: la molecola di partenza è lineare e prende semplicemente il nome AMP, ma grazie all’azione di un enzima (proteina che apporta delle trasformazioni a delle molecole), chiamato Adenilato Ciclasi, perde un pezzo della sua “coda”, viene ripiegato e chiuso su se stessa, formando un circoletto come vedete a destra. In questa forma, funziona nel modo che vi ho descritto prima. Ma un’ombra oscura minaccia ogni giorno l’attività del nostro cAMP: la stanchezza. Quando siamo svegli da parecchie ore, infatti, tutte le molecole di cAMP piano piano cominciano a dispiegarsi e a diventare lineari; il braccio che richiudeva a cerchio la molecola si apre, la molecola diventa una “semplice” adenosina monofosfato. In questa forma, essa non è più un secondo messaggero e non è più in grado di trasportare messaggi dalla membrana cellulare all’interno. 

Anche questo dispiegamento, però, non avviene sponteaneamente: esiste un enzima contrario all’AC sopracitata – io vi scrivo i nomi perché è affascinante, in una storia, che si sappia che ogni personaggio ha un nome suo, ma voi tanto non dovete impararli 🙂 – , chiamato Fosfodiesterasi. Questa Fosfodiesterasi possiamo pensarla come l’enzima, appunto, della stanchezza, forse esagerando con la fantasia potreste divertirvi a pensare che si tratti di un sindacalista che vuole che si rispettino gli orari di lavoro dell’AMP ciclico e che lavora dispiegandone la sua forma circolare, rendendo dunque meno veloce la comunicazione nervosa e facendoci percepire la fatica. Ed ecco che interviene la Caffeina nella nostra storia: un potente inibitore della Fosfodiesterasi. Le impedisce di compiere questa trasformazione, quindi in circolo restano più molecole di AMP che, nella forma ciclica, continueranno a trasdurre il segnale delle nostre attività di veglia in modo rapido ed efficace. 

Ricapitolando, la caffeina che assumiamo grazie a caffè, cioccolata, …e coca cola (#perfavoreno) fa in modo che nelle nostre cellule alcune molecole in grado di trasportare velocemente segnali relativi allo stato di veglia ed attività non vengano trasformare in molecole incapaci di farlo!

Se siete consumatori abituali di caffè vi sarete resi conto che il suo effetto cambia molto a secondo di quanto si è ad esso dipendenti. Infatti tale inibizione dell’apertura del cAMP da parte della caffeina è maggiore quando essa è assunta sporadicamente. Nessun momento migliore di questo, dunque, per aggiungere la mia predicuccia quotidiana: per il bene di pressione sanguigna, smalto dentale e colesterolo (ebbene sì, esiste una relazione…) è meglio limitarsi ad una, massimo due tazzine quotidiane 🙂 

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 Concludo con un suggerimento: avete mai pensato di sbarazzarvi dello zucchero nel caffè? Specialmente se quello raffinato (bianco): all’inizio non vi dirò che non sarà traumatico, perché lo sarà, ma tempo una settimana, un po’ di buona volontà, e potrete gustare un sapore molto più autentico. Provate! Io finalmente prima dell’estate ho deciso di farlo e adesso la mia tazzina ogni tanto è diventata ancora più gradevole. Non riuscirei mai più a zuccherare il caffè, è diventato un piacere “puro”! Quanti cucchiaini di zucchero mettevo prima di decidere di toglierlo? Ehhhmmmm…… ^_^

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Corpo di mille balene!

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Questa storia inizia in America intorno agli anni 20. Complice una sovraproduzione di spinaci, e complice la convizione che gli spinaci fossero un alimento vegetale ad alto contenuto di ferro, si procede con una felice strategia di marketing: la nascita di un personaggio immaginario con una forza sovrumana, Braccio di Ferro, che potesse facilmente condurre all’associazione forza – spinaci. Quindi il messaggio “mangiando spinaci si diventa forti come Braccio di Ferro” nacque a scopo promozionale per invogliare i bambini a nutrirsi di questa verdura senza fare capricci, ed aumentarne così la richiesta di mercato.

Per molti decenni è circolata la leggenda che gli spinaci facessero bene perché “ricchi di ferro”; quando sono state fatte analisi accurate si è visto però che contengono ferro per circa 3 mg su 100 g di foglie fresche – a dispetto dei 30 mg ritenuti precedentemente!

Il personaggio di Braccio di Ferro, non a caso, fece la fortuna dei coltivatori di spinaci, tanto che i contadini di una località texana, Cristal City, gli eressero una statua per ringraziarlo 🙂

Capita però tutt’oggi di avere pregiudizi o false idee sul contenuto in ferro degli alimenti; è importante conoscere la verità, in quanto il ferro svolge importantissime funzioni, prima tra tutte il trasporto di ossigeno ai tessuti tramite i globuli rossi (che contengono ferro all’interno dell’emoglobina, come vedete in questa immagine) . Infatti, quando si soffre di carenza di ferro, o anemia, il primo sintomo che capita di avere è una gran debolezza dovuta allo scarso apporto di ossigeno ai muscoli e ai tessuti in generale.

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E’ importante sfatare falsi miti ed informarci su come possiamo assumere il ferro dalla dieta perché, e non lo dico [solo] perché sono una pseudovegetariana, la carne non è l’alimento più ricco di ferro che esista. E no, nemmeno quando è carne di cavallo. Non mi credete? Date un’occhiatina qui 🙂

E se vi è venuta voglia di una parentesi letteraria, che magari vi faccia fantasticare paragonando le qualità del ferro a qualcosa di non scientifico, come un’amicizia… non vi resta cheleggere uno dei miei racconti preferiti. 

Centrifugato nutriente e purificante

3 piccole pere gialle

1 kiwi

un bel mazzetto di foglie di sedano

1 carota

mezzo limone senza buccia

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La pera è un frutto dolcissimo e controbilancia perfettamente l’agre del limone.

Ricche di calcio, le pere riducono il rischio di osteoporosi e ostacolano il processo di rarefazione del tessuto osseo dovuto alla graduale demineralizzazione, cosa che avviene maggiormente nelle donne. Contengono in grande quantità anche il boro, alleato del cervello, che aiuta a migliorare la prontezza di riflessi e la capacità di immagazzinare nozioni o conservare ricordi.

Inoltre, tra le fibre della pera – anche se, come abbiamo già detto, le fibre vengono escluse dal centrifugato… ma magari avete voglia di mangiare a cucchiaiate ciò che rimane, o usarlo per un’altra preparazione 🙂 – c’è la lignina. Come il nome stesso suggerisce, questa fibra non si scioglie nell’intestino, ma assorbe una grande quantità d’acqua, facendo sì che le feci transitino più rapidamente nell’apparato digerente. Questo procedimento previene stipsi ed emorroidi e riduce il rischio di tumori al colon.

La frutta, quant’è speciale…

Pulizie di Primautunno

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Buongiorno!

Oggi NON splende il sole in questa giornata d’autunno, un pochino cupa, che non si decide ad essere né calda né fredda; anche l’alimentazione è un problema, oltre agli scatoloni di cose invernali che stanno facendo un balletto dalla cima dell’armadio alla sedia, a seconda della temperatura. In effetti, volendo ascoltare i propri desideri, d’estate è semplice accontentare la sete e il caldo con dei piatti freschi e verdurosi e d’inverno viene spontaneo accudire il nostro stomaco infreddolito con una buona zuppa bollente. Ma quando il clima è così misteriosamente cangiante sembra non ci sia nulla che davvero faccia esclamare “ahh, è proprio ciò che volevo!”

Tuttavia non mi perdo d’animo, prima di tutto perché l’autunno è la mia stagione in tutto e per tutto; io sono autunnale, dalla punta dei capelli ai talloni passando per il carattere e le inclinazioni. Quindi, complice una mia cara amica, mi sono rimboccata le maniche e ho individuato una pietanza (più che altro da merenda) che si addice perfettamente alla stagione.

Ecco una foto della mia amica:

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E le cose che faccio con lei… sono belle, colorate, per ogni gusto!

Si tratta naturalmente della Centrifuga, e dei centrifugati di frutta e verdura; e voi ora storcete il naso perché in questo blog ne avevo già parlato altre volte, e invece chissà cosa vi aspettavate! 😀

Nella prossima settimana farò incetta dei deliziosi centrifugati perché mi sento un po’ stanca in questo periodo, e voglio prepararmi per bene all’inverno dando al mio organismo delle super porzioni di vitamine.

Ci sentiamo quindi nei prossimi giorni per parlarne in lungo e in largo; intanto, vi lascio la prima ricettina di oggi, il

CENTRIFUGATO DEL BUONDI’ !

Ingredienti:

– 1 costa di sedano

– 1 mela

– 1 kiwi

– 1 carota grandina oppure 2 piccole

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Molto semplice, nevvero? Quel sedano… se sapeste che apporto meraviglioso dia ad una bevanda dolce quanto basta, perché ben bilanciata dall’aspretto kiwi, e tutta salute. Il pizzicore a stento percepibile del sedano è il migliore dei caffè. Provare per credere!  🙂

Le mele sono forti detossificanti perchè contengono pectina, un tipo di fibra solubile che aiuta a combattere il colesterolo, le tossine e i metalli pesanti del corpo che si depositano in fegato e reni.

Delle carote abbiamo già parlato… vi ricordate? 🙂

Il sedano è un’altra fonte di benessere: le fibre di cui  è ricco aiutano a ridurre trigliceridi e colesterolo; la sedanina, una sostanza aromatica stimolante e altre molecole (fenolo, mannite, inositolo) ne potenziano le capacità digestive e di assorbimento dei gas nell’apparato digerente. Mentre gli ftalidi, dei particolari nutrienti spesso contenuti nei vegetali, permettono di controllare gli ormoni che regolano la pressione del sangue e lo rendono adatto nel trattamento di molti casi di ipertensione. Consumato crudo, fresco o in succo (anche sotto forma di centrifugato) questo ortaggio contrasta la ritenzione idrica grazie al suo alto potere diuretico.

E il kiwi? così bello esteticamente, è anche estremamente ricco di vitamina C (85mg/100gr), potassio, vitamina E, rame, ferro e fibre (anche se, a onor del vero, tramite il centrifugato non se ne assumono, in quanto si tratta semplicemente del succo estratto –  motivo per cui ai nutrizionisti a volte questa bevanda non convince; in effetti si tratta di zuccheri “e basta”. Certo, zuccheri e basta: ma zuccheri buoni, zuccheri semplici e facilmente assimilabili, che danno immediata energia, diversamente dai polisaccaridi presenti in dolci e merendine… e ora posso chiudere questa immensa parentesi).

L’alto potassio e la povertà di sodio rendono il frutto ideale per gli sportivi poiché diminuisce il rischio di crampi. Rende la pelle più elastica e riduce le rughe, grazie alle vitamine antiossidanti che contrastano i segni del tempo uccidendo i radicali liberi. Diminuisce i grassi nel sangue, protegge denti e gengive. Giova alla salute dell’occhio mantenendolo giovane, è consigliato per chi ha problemi di digestione perché aiuta il lavoro dell’intestino similmente a prugne e fichi. Contrasta anche l’accumulo di placche nelle arterie.

Vi ho convinti? 🙂

ai prossimi giorni allora, con tanti centrifugati (e verdure crude in insalatine) per un autunno affrontato nel migliore dei modi ^_^

fonti: wikipedia, fondazioneveronesi.it

mastica che ti passa

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Il cibo che si trasferisce dal piatto sulla nostra tavola al nostro stomaco percorre una strada spesso sottovalutata e che merita invece tutta la nostra attenzione e considerazione: cavità orale, gola (faringe) ed esofago. Dal momento in cui il cibo masticato viene inghiottito, la peristalsi – i movimenti involontari che comprimono ritmicamente [in questo caso] l’esofago convogliando il boccone, chiamato ora bolo, verso lo stomaco – agisce senza il nostro controllo; ma il processo precedente, quello della masticazione, è affidato a muscoli che invece gestiamo volontariamente ed è bene pensarci su più di quanto si faccia abitualmente, diseducati come siamo da ritmi frenetici e scarsa attenzione a momenti pensati come “inutili”.

La masticazione ha anzitutto il compito di aumentare l’area superficiale del cibo perché possa poi essere meglio attaccato dagli enzimi digestivi: immaginate di lavare le mani tenendole chiuse oppure di far penetrare acqua e sapone tra ogni dito e piega della mano. Cambia, no? Più il cibo sarà piccolo, meglio sarà lavorato.

Durante la fase della masticazione il cibo è posizionato tra i denti, per la frantumazione, dalle guance e dalla lingua. Via via che la masticazione continua, il cibo è reso morbido e riscaldato, e gli enzimi della saliva (nello specifico, l’amilasi) cominciano a scindere i carboidrati (zuccheri) dell’alimento.

Last but not least, durante la masticazione si stimola la produzione di colecistochinina, un un ormone (dal greco όρμάω – “mettere in movimento”: molecola che rilascia un segnale e provoca una reazione) secreto dal duodeno, che a sua volta determina il rilascio di bile, di enzimi digestivi ulteriori dal pancreas e stimola la secrezione di insulina: e soprattutto, tramite stimolazione del nervo vago, determina il senso di sazietà.

Questo interessante articolo racconta di una ricerca condotta da Jie Li della Scuola di Salute Pubblica alla Harbin Medical University, atta a dimostrare che la masticazione aiuta a dimagrire e a mantenere il peso.

I dottori hanno infatti monitorato la masticazione di due gruppi composti da 15 uomini adulti tra obesi e normopeso. Per un arco di tempo è stato servito loro del cibo identico sia per quantità sia per contenuto calorico, con l’unica differenza nelle istruzioni per masticarlo: al primo gruppo è stato chiesto di effettuare 15 masticazioni, al secondo di ingerire il cibo non prima di averlo masticato 40 volte.

È emerso che sia i normo che i sovrappeso, masticando 40 volte, ingerivano il 12% in meno di calorie in media per pasto con un aumento per l’appunto del rilascio della colecistochinina, che a livello biologico porta a una riduzione del senso di fame. Risultato: il tester tendeva a mangiare di meno e assumeva meno calorie.

La fame non è tuttavia solo uno stimolo chimico: la componente psicologica gioca in essa un ruolo tutt’altro che secondario ed è evidente che, masticando il cibo lentamente e trattenendolo a lungo nella cavità orale, lo si “consideri” e lo si gusti maggiormente.

Questo, ovviamente, può far riflettere sulle nefaste conseguenze di un’alimentazione frettolosa o “distratta”: la cattiva maestra televisione, ad esempio, durante un pasto può causarci un totale disinteresse verso ciò che abbiamo nel piatto e un incremento della velocità di masticazione ed ingestione del cibo, con conseguente gonfiore addominale – per l’aria inglobata -, un insufficiente rilascio di colecistochinina e, in generale, una scarsa “preparazione” dell’apparato digerente al compito che stiamo per richiedergli – compito che, per le nostre “opulente” abitudini, viene riproposto svariate volte al giorno, e spesso in termini massicci.

Gustare lentamente le pietanze fa bene anche alle gengive: la masticazione lenta favorisce la secrezione di una maggior quantità di saliva, ricca di sostanze enzimatiche, che esercita un effetto detergente sui denti e sulle stesse gengive.

Pensando a tutte queste belle cose… non vi viene voglia di provare?

(fonti: journal of clinical nutrition, wikipedia)

le bevande di frutta sono tutte uguali?

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Il panorama delle bevande di frutta è estremamente vario e forse molti nemmeno lo sanno.

La tendenza è quella di far passare tutto sotto la comoda definizione di “succo di frutta” ma così facendo il rischio di incorrere in inesattezze è piuttosto elevato. Esistono infatti molti tipi di bevande di frutta che hanno caratteristiche diverse dovute alla loro composizione, intendendo con questa espressione sia gli ingredienti che i dosaggi. Da ciò dipendono anche, ovviamente, importanti differenze a livello di benefici che queste bevande possono arrecare al nostro corpo. È quindi importante capire bene quale tipo di bevanda di frutta ci troviamo davanti, così da capire, effettivamente, cosa stiamo bevendo.
Occorre fare una differenziazione preliminare tra due termini spesso confusi, ovvero polpa e purea: la polpa è la parte commestibile del frutto intero che quando viene ridotta in pezzi estremamente fini mediante setacciatura o procedimenti affini si definisce purea.

Da qui è possibile partire per definire i vari tipi di bevande alla frutta.

BEVANDE AL GUSTO DI FRUTTA: sono bevande analcoliche con un sapore di frutta che può essere ottenuto del tutto artificialmente, con un contributo di frutta che quindi spesso è del tutto nullo. Contengono acqua, aromi (indispensabili per dare il sapore), zucchero, dolcificanti sintetici e acidificanti.

BEVANDE A BASE DI FRUTTA: l’unica differenza con la categoria precedente è data dalla percentuale di frutta minima, che non può essere inferiore al 12%.

SUCCO CONCENTRATO: è derivato dalla spremitura della frutta da cui, per favorirne la conservazione, viene estratta l’acqua. Durante questo processo può perdere una parte più o meno grande dei suoi naturali aromi che vengono reimmessi, assieme all’acqua, durante l’imbottigliamento.

NETTARE: deriva dalla setacciatura della polpa, con aggiunta di acqua. Il contenuto di frutta è inferiore al 100% ma comunque esiste un tetto minimo stabilito per legge a seconda del tipo di frutto. L’albicocca ha un minimo del 40%, la pesca del 50%. Contempla l’aggiunta di zuccheri e dolcificanti sintetici, ma non di aromi.

SUCCO DI FRUTTA: è costituito al 100% da frutta, sotto forma di succo e di polpa. È possibile aggiungere zucchero e vitamine, non acqua. Può essere ottenuto da succhi freschi o concentrati o da un mix di entrambi. La presenza di succhi concentrati deve comunque essere dichiarata sulla confezione. buoni!

FRULLATO DI FRUTTA: costituito al 100% da frutta con un elevato contenuto di purea. Niente zucchero, né aromi, conservanti e coloranti. i migliori 🙂

(fonte: leonardo.it)

 

Diet Vs Cancer

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Conosciamo tutti l’asserzione del grande filosofo tedesco Ludwig Fuerbach “Siamo quello che mangiamo“. Molte persone, tuttavia, assumono continuamente cibo di scarsa qualità o non seguono un’alimentazione corretta. Il cibo ha degli effetti potenti sulla nostra salute e, purtroppo, quando si mangia male per lungo tempo possono facilmente insorgere molte malattie, tra cui il cancro.

Ormai è noto che la comparsa del cancro è favorita dalla presenza di mutageni come i radicali liberi – piccole molecole estremamente reattive che, se non vengono inattivate, danneggiano i lipidi di membrana, le proteine e il DNA -, presenti ad esempio nel fumo di sigaretta o negli alimenti bruciati. Non solo questo, però: anche un’alimentazione troppo ricca di grassi e di alimenti raffinati può spianare la strada alla malattia.

Una buona regola è quella di assumere alimenti dalle proprietà antitumorali che, in genere, contengono degli antiossidanti; anzitutto il mio amato acido ascorbico / ascorbato (o vitamina C!), ma anche i carotenoidi, o il coenzima Q. Li esamineremo un’altra volta.

Bisogna tenere a mente una cosa, comunque: il nostro corpo è sempre attivo per combattere il cancro: ogni minuto, all’interno delle nostre cellule, il DNA si replica con errori e insorgono mutazioni continue che vengono contestualmente riparate. Il motivo per cui non abbiamo tutti il cancro non è legato alla sua bassa insorgenza generale, ma all’altissima efficienza dei meccanismi di riparo: è quindi fondamentale favorire il corretto funzionamento del nostro organismo e anche mantenerlo in buona salute, sotto ogni punto di vista, fisico e psichico.

A seguito dei moltissimi studi che mettono in rapporto i tumori con il cibo, il World Cancer Research Fund o WCRF – sito web http://www.wcrf.org – ha stilato un decalogo per prevenire a tavola questa grave malattia. Eccone i dieci punti:

1) Mantenersi snelli per tutta la vita. L’essere sovrappeso o addirittura obesi affatica il nostro metabolismo.

2) Mantenersi attivi fisicamente ogni giorno. Il nostro corpo è fatto per muoversi, una moderata attività fisica attiva il metabolismo e ripristina le condizioni fisiche e psichiche ottimali per la nostra salute. Anche senza andare in palestra con regolarità, potrebbe essere sufficiente una camminata veloce di mezz’ora o un’ora tutti i giorni, meglio prendere le scale che l’ascensore, meglio la bicicletta della macchina.

3) Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Il primo step per regolarizzare peso e metabolismo è quello di ingerire un apporto equilibrato di calorie.

4) Consumare in prevalenza vegetali, regolarmente i cereali integrali ed i legumi. Questi alimenti sono ricchi di fibre e antiossidanti e andrebbero consumati svariate volte al giorno.

5) Limitare il consumo di carni rosse ed evitare le carni conservate. Le carni rosse andrebbero limitate a 500 grammi a settimana, mentre le carni lavorate, in scatola, quelle affumicate e gli insaccati andrebbero evitati per il loro contenuto in grassi saturi e conservanti come i nitrati, dannosi per la salute.

6) Limitare il consumo di bevande alcoliche. Una quantità adeguata è quella di un bicchiere di vino al giorno per le donne e due per gli uomini. Meglio io vino rosso del bianco, per il maggior contenuto in resveratrolo, un potente fenolo antiossidante presente nella buccia degli acini d’uva, e meglio evitare i superalcolici. Bambini e donne in gravidanza non devono consumare bevande alcoliche.

7) Limitare l’utilizzo del sale. Usare non più di 5 g/die perché il sale contiene il sodio (Na), responsabile, tra l’altro, della ritenzione idrica, dell’ipertensione e dell’affaticamento cardiaco.

8) Seguire una dieta variegata e ricca di tutti i nutrienti essenziali. Contrariamente a quello che pensano in molti, gli integratori alimentare non servono a nulla nella prevenzione del cancro, se non a fornire ciò che manca a un’alimentazione scorretta e non bilanciata .Il pintpo è sempre lo stesso: bisogna mangiare bene.

9) Allattare i bambini al seno per almeno 6 mesi. Il patte materno fortifica il bambino più di ogni altra cosa.

10. Queste raccomandazioni valgono anche per chi è già stato ammalato di cancro; anzi, a maggior ragione per lui, che potrebbe essere soggetto a ricadute. Per prevenire eventuali recidive, è sempre una buona idea adottare uno stile alimentare sano da mantenere nell’arco di tutta la vita.

Non dimentichiamoci inoltre che il cancro è anche una malattia ereditaria; una persona altamente predisposta potrebbe svilupparlo e quindi è bene che si difenda quanto più possibile, su tutti i fronti. Una persona nella cui famiglia non si è verificato il cancro è comunque a rischio; nessuno possiede [ancora] precisi studi a lungo termine sulla biologia dell’uomo degli ultimi 20 – 10 anni. Probabilmente l’aumento di smog, pesticidi, inattività e junk food ha un’influenza sui nostri corpi. Cominciamo a controbilanciarlo…

– “Qualsiasi cosa fai o sogni di fare, comincia a farla. Nell’audacia c’è genio, potere e magia. Comincia ora! (J. W. Goethe)