Corpo di mille balene!

Immagine

Questa storia inizia in America intorno agli anni 20. Complice una sovraproduzione di spinaci, e complice la convizione che gli spinaci fossero un alimento vegetale ad alto contenuto di ferro, si procede con una felice strategia di marketing: la nascita di un personaggio immaginario con una forza sovrumana, Braccio di Ferro, che potesse facilmente condurre all’associazione forza – spinaci. Quindi il messaggio “mangiando spinaci si diventa forti come Braccio di Ferro” nacque a scopo promozionale per invogliare i bambini a nutrirsi di questa verdura senza fare capricci, ed aumentarne così la richiesta di mercato.

Per molti decenni è circolata la leggenda che gli spinaci facessero bene perché “ricchi di ferro”; quando sono state fatte analisi accurate si è visto però che contengono ferro per circa 3 mg su 100 g di foglie fresche – a dispetto dei 30 mg ritenuti precedentemente!

Il personaggio di Braccio di Ferro, non a caso, fece la fortuna dei coltivatori di spinaci, tanto che i contadini di una località texana, Cristal City, gli eressero una statua per ringraziarlo 🙂

Capita però tutt’oggi di avere pregiudizi o false idee sul contenuto in ferro degli alimenti; è importante conoscere la verità, in quanto il ferro svolge importantissime funzioni, prima tra tutte il trasporto di ossigeno ai tessuti tramite i globuli rossi (che contengono ferro all’interno dell’emoglobina, come vedete in questa immagine) . Infatti, quando si soffre di carenza di ferro, o anemia, il primo sintomo che capita di avere è una gran debolezza dovuta allo scarso apporto di ossigeno ai muscoli e ai tessuti in generale.

Immagine

E’ importante sfatare falsi miti ed informarci su come possiamo assumere il ferro dalla dieta perché, e non lo dico [solo] perché sono una pseudovegetariana, la carne non è l’alimento più ricco di ferro che esista. E no, nemmeno quando è carne di cavallo. Non mi credete? Date un’occhiatina qui 🙂

E se vi è venuta voglia di una parentesi letteraria, che magari vi faccia fantasticare paragonando le qualità del ferro a qualcosa di non scientifico, come un’amicizia… non vi resta cheleggere uno dei miei racconti preferiti. 

Pulizie di Primautunno

1-1

Buongiorno!

Oggi NON splende il sole in questa giornata d’autunno, un pochino cupa, che non si decide ad essere né calda né fredda; anche l’alimentazione è un problema, oltre agli scatoloni di cose invernali che stanno facendo un balletto dalla cima dell’armadio alla sedia, a seconda della temperatura. In effetti, volendo ascoltare i propri desideri, d’estate è semplice accontentare la sete e il caldo con dei piatti freschi e verdurosi e d’inverno viene spontaneo accudire il nostro stomaco infreddolito con una buona zuppa bollente. Ma quando il clima è così misteriosamente cangiante sembra non ci sia nulla che davvero faccia esclamare “ahh, è proprio ciò che volevo!”

Tuttavia non mi perdo d’animo, prima di tutto perché l’autunno è la mia stagione in tutto e per tutto; io sono autunnale, dalla punta dei capelli ai talloni passando per il carattere e le inclinazioni. Quindi, complice una mia cara amica, mi sono rimboccata le maniche e ho individuato una pietanza (più che altro da merenda) che si addice perfettamente alla stagione.

Ecco una foto della mia amica:

Immagine

E le cose che faccio con lei… sono belle, colorate, per ogni gusto!

Si tratta naturalmente della Centrifuga, e dei centrifugati di frutta e verdura; e voi ora storcete il naso perché in questo blog ne avevo già parlato altre volte, e invece chissà cosa vi aspettavate! 😀

Nella prossima settimana farò incetta dei deliziosi centrifugati perché mi sento un po’ stanca in questo periodo, e voglio prepararmi per bene all’inverno dando al mio organismo delle super porzioni di vitamine.

Ci sentiamo quindi nei prossimi giorni per parlarne in lungo e in largo; intanto, vi lascio la prima ricettina di oggi, il

CENTRIFUGATO DEL BUONDI’ !

Ingredienti:

– 1 costa di sedano

– 1 mela

– 1 kiwi

– 1 carota grandina oppure 2 piccole

Immagine

Molto semplice, nevvero? Quel sedano… se sapeste che apporto meraviglioso dia ad una bevanda dolce quanto basta, perché ben bilanciata dall’aspretto kiwi, e tutta salute. Il pizzicore a stento percepibile del sedano è il migliore dei caffè. Provare per credere!  🙂

Le mele sono forti detossificanti perchè contengono pectina, un tipo di fibra solubile che aiuta a combattere il colesterolo, le tossine e i metalli pesanti del corpo che si depositano in fegato e reni.

Delle carote abbiamo già parlato… vi ricordate? 🙂

Il sedano è un’altra fonte di benessere: le fibre di cui  è ricco aiutano a ridurre trigliceridi e colesterolo; la sedanina, una sostanza aromatica stimolante e altre molecole (fenolo, mannite, inositolo) ne potenziano le capacità digestive e di assorbimento dei gas nell’apparato digerente. Mentre gli ftalidi, dei particolari nutrienti spesso contenuti nei vegetali, permettono di controllare gli ormoni che regolano la pressione del sangue e lo rendono adatto nel trattamento di molti casi di ipertensione. Consumato crudo, fresco o in succo (anche sotto forma di centrifugato) questo ortaggio contrasta la ritenzione idrica grazie al suo alto potere diuretico.

E il kiwi? così bello esteticamente, è anche estremamente ricco di vitamina C (85mg/100gr), potassio, vitamina E, rame, ferro e fibre (anche se, a onor del vero, tramite il centrifugato non se ne assumono, in quanto si tratta semplicemente del succo estratto –  motivo per cui ai nutrizionisti a volte questa bevanda non convince; in effetti si tratta di zuccheri “e basta”. Certo, zuccheri e basta: ma zuccheri buoni, zuccheri semplici e facilmente assimilabili, che danno immediata energia, diversamente dai polisaccaridi presenti in dolci e merendine… e ora posso chiudere questa immensa parentesi).

L’alto potassio e la povertà di sodio rendono il frutto ideale per gli sportivi poiché diminuisce il rischio di crampi. Rende la pelle più elastica e riduce le rughe, grazie alle vitamine antiossidanti che contrastano i segni del tempo uccidendo i radicali liberi. Diminuisce i grassi nel sangue, protegge denti e gengive. Giova alla salute dell’occhio mantenendolo giovane, è consigliato per chi ha problemi di digestione perché aiuta il lavoro dell’intestino similmente a prugne e fichi. Contrasta anche l’accumulo di placche nelle arterie.

Vi ho convinti? 🙂

ai prossimi giorni allora, con tanti centrifugati (e verdure crude in insalatine) per un autunno affrontato nel migliore dei modi ^_^

fonti: wikipedia, fondazioneveronesi.it

mastica che ti passa

Immagine

Il cibo che si trasferisce dal piatto sulla nostra tavola al nostro stomaco percorre una strada spesso sottovalutata e che merita invece tutta la nostra attenzione e considerazione: cavità orale, gola (faringe) ed esofago. Dal momento in cui il cibo masticato viene inghiottito, la peristalsi – i movimenti involontari che comprimono ritmicamente [in questo caso] l’esofago convogliando il boccone, chiamato ora bolo, verso lo stomaco – agisce senza il nostro controllo; ma il processo precedente, quello della masticazione, è affidato a muscoli che invece gestiamo volontariamente ed è bene pensarci su più di quanto si faccia abitualmente, diseducati come siamo da ritmi frenetici e scarsa attenzione a momenti pensati come “inutili”.

La masticazione ha anzitutto il compito di aumentare l’area superficiale del cibo perché possa poi essere meglio attaccato dagli enzimi digestivi: immaginate di lavare le mani tenendole chiuse oppure di far penetrare acqua e sapone tra ogni dito e piega della mano. Cambia, no? Più il cibo sarà piccolo, meglio sarà lavorato.

Durante la fase della masticazione il cibo è posizionato tra i denti, per la frantumazione, dalle guance e dalla lingua. Via via che la masticazione continua, il cibo è reso morbido e riscaldato, e gli enzimi della saliva (nello specifico, l’amilasi) cominciano a scindere i carboidrati (zuccheri) dell’alimento.

Last but not least, durante la masticazione si stimola la produzione di colecistochinina, un un ormone (dal greco όρμάω – “mettere in movimento”: molecola che rilascia un segnale e provoca una reazione) secreto dal duodeno, che a sua volta determina il rilascio di bile, di enzimi digestivi ulteriori dal pancreas e stimola la secrezione di insulina: e soprattutto, tramite stimolazione del nervo vago, determina il senso di sazietà.

Questo interessante articolo racconta di una ricerca condotta da Jie Li della Scuola di Salute Pubblica alla Harbin Medical University, atta a dimostrare che la masticazione aiuta a dimagrire e a mantenere il peso.

I dottori hanno infatti monitorato la masticazione di due gruppi composti da 15 uomini adulti tra obesi e normopeso. Per un arco di tempo è stato servito loro del cibo identico sia per quantità sia per contenuto calorico, con l’unica differenza nelle istruzioni per masticarlo: al primo gruppo è stato chiesto di effettuare 15 masticazioni, al secondo di ingerire il cibo non prima di averlo masticato 40 volte.

È emerso che sia i normo che i sovrappeso, masticando 40 volte, ingerivano il 12% in meno di calorie in media per pasto con un aumento per l’appunto del rilascio della colecistochinina, che a livello biologico porta a una riduzione del senso di fame. Risultato: il tester tendeva a mangiare di meno e assumeva meno calorie.

La fame non è tuttavia solo uno stimolo chimico: la componente psicologica gioca in essa un ruolo tutt’altro che secondario ed è evidente che, masticando il cibo lentamente e trattenendolo a lungo nella cavità orale, lo si “consideri” e lo si gusti maggiormente.

Questo, ovviamente, può far riflettere sulle nefaste conseguenze di un’alimentazione frettolosa o “distratta”: la cattiva maestra televisione, ad esempio, durante un pasto può causarci un totale disinteresse verso ciò che abbiamo nel piatto e un incremento della velocità di masticazione ed ingestione del cibo, con conseguente gonfiore addominale – per l’aria inglobata -, un insufficiente rilascio di colecistochinina e, in generale, una scarsa “preparazione” dell’apparato digerente al compito che stiamo per richiedergli – compito che, per le nostre “opulente” abitudini, viene riproposto svariate volte al giorno, e spesso in termini massicci.

Gustare lentamente le pietanze fa bene anche alle gengive: la masticazione lenta favorisce la secrezione di una maggior quantità di saliva, ricca di sostanze enzimatiche, che esercita un effetto detergente sui denti e sulle stesse gengive.

Pensando a tutte queste belle cose… non vi viene voglia di provare?

(fonti: journal of clinical nutrition, wikipedia)

le bevande di frutta sono tutte uguali?

Immagine

Il panorama delle bevande di frutta è estremamente vario e forse molti nemmeno lo sanno.

La tendenza è quella di far passare tutto sotto la comoda definizione di “succo di frutta” ma così facendo il rischio di incorrere in inesattezze è piuttosto elevato. Esistono infatti molti tipi di bevande di frutta che hanno caratteristiche diverse dovute alla loro composizione, intendendo con questa espressione sia gli ingredienti che i dosaggi. Da ciò dipendono anche, ovviamente, importanti differenze a livello di benefici che queste bevande possono arrecare al nostro corpo. È quindi importante capire bene quale tipo di bevanda di frutta ci troviamo davanti, così da capire, effettivamente, cosa stiamo bevendo.
Occorre fare una differenziazione preliminare tra due termini spesso confusi, ovvero polpa e purea: la polpa è la parte commestibile del frutto intero che quando viene ridotta in pezzi estremamente fini mediante setacciatura o procedimenti affini si definisce purea.

Da qui è possibile partire per definire i vari tipi di bevande alla frutta.

BEVANDE AL GUSTO DI FRUTTA: sono bevande analcoliche con un sapore di frutta che può essere ottenuto del tutto artificialmente, con un contributo di frutta che quindi spesso è del tutto nullo. Contengono acqua, aromi (indispensabili per dare il sapore), zucchero, dolcificanti sintetici e acidificanti.

BEVANDE A BASE DI FRUTTA: l’unica differenza con la categoria precedente è data dalla percentuale di frutta minima, che non può essere inferiore al 12%.

SUCCO CONCENTRATO: è derivato dalla spremitura della frutta da cui, per favorirne la conservazione, viene estratta l’acqua. Durante questo processo può perdere una parte più o meno grande dei suoi naturali aromi che vengono reimmessi, assieme all’acqua, durante l’imbottigliamento.

NETTARE: deriva dalla setacciatura della polpa, con aggiunta di acqua. Il contenuto di frutta è inferiore al 100% ma comunque esiste un tetto minimo stabilito per legge a seconda del tipo di frutto. L’albicocca ha un minimo del 40%, la pesca del 50%. Contempla l’aggiunta di zuccheri e dolcificanti sintetici, ma non di aromi.

SUCCO DI FRUTTA: è costituito al 100% da frutta, sotto forma di succo e di polpa. È possibile aggiungere zucchero e vitamine, non acqua. Può essere ottenuto da succhi freschi o concentrati o da un mix di entrambi. La presenza di succhi concentrati deve comunque essere dichiarata sulla confezione. buoni!

FRULLATO DI FRUTTA: costituito al 100% da frutta con un elevato contenuto di purea. Niente zucchero, né aromi, conservanti e coloranti. i migliori 🙂

(fonte: leonardo.it)

 

Henry Hargreaves fotografa gli ultimi pasti dei condannati a morte

Ho trovato un bellissimo, commovente, peculiare servizio fotografico. Una finestra sull’ultimo momento di vita di alcune persone che, prima di lasciare questo mondo, ancora una volta vogliono sentire le loro papille gustative lavorare. In modi tanto diversi quanto diverso è ognuno di noi…

(un articolo di Matthew Francey)

Henry Hargreaves non è uno chef della TV. Invece di cercare di salvare il Paese un pasto della mensa scolastica per volta, si è fatto un nome cucinando e fotografando fantasie gastronomiche come arcobaleni edibili e iPad fritti. Ma è per il suo progetto No Seconds che ha ottenuto i maggiori riconoscimenti, ricreando l’ultimo pasto di molti serial killer nel braccio della morte per poi presentarli in una serie di foto agghiaccianti.

VICE: Come hai cominciato a fotografare gli ultimi pasti dei serial killer?
Henry Hargreaves: Sono molto interessato alle scelte delle persone per quanto riguarda il cibo. È una di quelle cose che tutti fanno diverse volte al giorno, ma non lo si guarda mai davvero fuori dal contesto immediato né si pensa a che cosa dica a proposito di chi compie la scelta. Leggevo di una campagna per abolire l’ultimo pasto in Texas, quindi sono andato su internet e ho fatto delle ricerche. E mentre leggevo, ho sentito di potermi identificare con quelle persone per un breve attimo solo per quello che avevano ordinato.

Pensi che i pasti permettano di capire cosa c’è nella mente dei condannati?
In generale penso di sì, decisamente. La cosa che in qualche modo mi ha colpito era quanti di essi fossero dei sostanziosi pasti fritti, quello che ci piace chiamare comfort food. Nei loro ultimi momenti di vita, quelle persone volevano solo un po’ di conforto.

Il progetto è una presa di posizione sulla pena di morte?
Sì. Nel senso, io sono della Nuova Zelanda, e quando sono venuto in America la pena di morte mi ha colpito come cosa davvero disumana. Nella gran parte del mondo viene considerata un atto superato e barbarico ed è strano che esista ancora in una nazione che mette un tale impegno nel pubblicizzare la sua democrazia e la sua morale. Mentre facevo ricerche per il progetto ho trovato dati secondo cui negli ultimi 20 anni circa 12 persone sono state giustiziate per errore in America. Sono solo dicerie, ovviamente, ma quelle persone sono comunque morte e non possono sperare in un nuovo processo.

Ci sono un paio di strane richieste, tra gli scatti del tuo progetto: spicca il DVD del Signore degli anelli, una delle più strane. Ti sei concentrato sulle richieste più insolite?
Sì, non volevo che i pasti fossero tutti uguali quando li avrei ricreati. Inoltre, un ultimo desiderio molto oscuro dice molto del carattere di una persona. Quello era uno dei più strani e gli è stato concesso, quindi ho pensato di includerlo. Lo stesso vale per la torta di noci pecan. Quell’uomo voleva “conservarla per dopo”, cosa che, sentendola, deve aver dato i brividi alla guardia. Si dice che quel tipo fosse un malato mentale, quindi probabilmente non avrebbe mai dovuto essere giustiziato. Anche quello ti fa riflettere; pensava davvero che avrebbe potuto mangiarla più tardi o si rendeva conto di che cosa sarebbe successo?

Hai preparato tu tutti i pasti?
Metà sono opera di un mio amico chef. Lui ha preparato i pasti più complessi e io l’altra metà—quelli più semplici, tipo il gelato o la singola oliva.

La singola oliva è una delle immagini più intense. Hai qualche teoria in proposito?
Un sacco di gente ha fatto congetture sul possibile significato dell’oliva. Alcuni si concentrano sul simbolismo dell’olivo, la purezza e il fare ammenda. Credo che sia in parte vero, e potrebbe applicarsi a questo caso, ma per quello che ne sappiamo potrebbe aver semplicemente pensato, “Sceglierò qualcosa di strano e la gente ci vedrà quel diavolo che vuole.”

Quindi pensi che nella maggior parte delle richieste ci sia un’ultima dichiarazione consapevole dei prigionieri?
Già. Personalmente, per quanto riguarda me, penso che vorrei fare una sorta di dichiarazione finale. Con il tuo ultimo desidero vorresti pensare di poter dire una cosa che sia dotata di un significato o che conterà per qualcuno.

Mi ha colpito il fatto che la richiesta di Timothy McVeigh potrebbe essere una sua dichiarazione. Ha ucciso un sacco di gente, e il suo ultimo desiderio è stato mezzo chilo di gelato. Pensi che sia un commento al suo stesso egoismo? Una sorta di “vaffanculo” al mondo?
È questo che adoro del progetto: ognuno ne dà una propria interpretazione. Se quella era la sua intenzione, allora immagino che ci sia decisamente riuscito. Potrebbe voler affermare quanto fosse egoista, o potrebbe anche voler dire che ha il palato meno raffinato del mondo e che per lui mezzo chilo di gelato alla menta con pezzetti di cioccolato è il paradiso.

Hai notato che le persone che hanno ucciso di meno hanno richiesto i pasti più piccoli? Forse l’appetito per il cibo di una persona è legato all’appetito di morte?
È una teoria interessante. La mia opinione sarebbe che probabilmente non è collegato, perché credo che il tipo che ha ucciso una o due persone probabilmente sarebbe andato avanti a uccidere se non l’avessero preso.

Cosa chiederesti come tuo ultimo pasto?
Un lecca-lecca infinito! Sinceramente, credo che se mi trovassi in quella posizione, non riuscirei a mangiare nulla. Riesco a malapena a fare colazione prima di un esame. Se fossi nel braccio della morte credo che il cibo sarebbe l’ultimo dei miei pensieri.

La gente ti critica mai perché “umanizzi” i serial killer?
Immagino sia un argomento valido. In qualche modo ho dato il mio contributo a questa deprimente tendenza di dare attenzione ai serial killer. La mia motivazione viene dalla mia curiosità; volevo vedere che aspetto potessero avere quei pasti. Non miravo a un effetto scandalistico o a crearmi una reputazione attraverso le pene di altre persone⎯quella non era proprio una mia intenzione. Vedo il mio lavoro come artista e come fotografo, per permettere alla gente di trarne le sue conclusioni. Non credo che dobbiamo risolvere completamente il mistero per tutti. Penso che, come tutta la buona arte, io stia anche tenendo uno specchio di fronte allo spettatore; ognuno vede qualcosa di sé nella propria reazione alle opere.

Già. Hai mangiato qualcuno di quei pasti?
A volte ero lì lì per farlo. Odio sprecare del buon cibo tanto quanto chiunque altro, ma ho pensato che fosse troppo macabro. Ho preso una cucchiaiata del gelato alla menta con cioccolato, ma non riuscivo ad apprezzarlo⎯non aveva quasi gusto. Ho pensato soltanto “Oh Dio” e l’ho buttato nella spazzatura. Era un po’ come andare in un ospedale e mangiare il pranzo di una persona che è appena stata dichiarata morta.

Trovate altri lavori di Henry sul suo sito.

(Per leggere tutto l’articolo dal sito, cliccate qui)
(e qui per altre foto)

a volte ritornano

Eh eh!
E passano quasi sei mesi senza notizie…
Potrei essere morta, potrei aver ripreso a mangiare cose “di prima”, potrei aver cominciato a mangiare “peggio di prima” (mi faccio ridere da sola… ho sempre mangiato BeNiSsImO io!). oppure no, ma come saperlo se non dico niente?

ORA dirò qualcosa. Sarò più breve possibile per rendere poco traumatico il mio ritorno a questo blog; a me, infatti, angosciano i periodi di silenzio, in generale; con le persone, ma anche con un foglio bianco e con questo post bianco, ed è questo il motivo per cui se non ho una costanza a breve termine è assai facile che mi perda nell’oblio…. indeterminato.
Quindi, anzitutto urrà per essere uscita dall’oblio.

Reputo ancora, a sei mesi dalla mia esperienza di digiunoterapia, che si sia trattato una scelta ottima e di volerla ripetere (forse tra non molto, in primavera inoltrata).
Il mio approccio con l’alimentazione, che aveva avuto un’impennata positiva da Agosto (sempre soggettivamente rispetto al discorso: non credo nè predico questi come unici metodi di buona salute, anzi!), è lievemente calato dopo le vacanze di Natale, periodo in cui è stato impossibile parare ogni colpo sferratomi dall’Industria Alimentare e Dolciaria e dall’Esercito di Parenti. Due nemici assetati di sangue, carichi di conservanti, additivi, grassi bizzarri e presunta attrattiva dovuta ad incarti criminali e sbrilluccicanti che hanno allentato, purtroppo, la mia sete di verdure, ortaggi e frutta. Ma le cose si stanno riprendendo bene, anche grazie ad una piacevole, meravigliosa novità: ad ampliare il discorso “interiore” che ho cercato di intraprendere con il mio corpo ed il cibo, mi è venuto in soccorso un ottimo corso di Kung Fu (Hung Gar, Cheng Chuen, Tui shou…) che da metà Dicembre mi impegna in esercizi di scioglimento del corpo, di respirazione, di condizionamento della muscolatura – anche interna – e movimenti fluidi che mi fanno un bene incredibile. E’ stato interessante notare, durante le prime lezioni, una fatica sopra la media che mi ha tristemente, e sicuramente, suggerito di aver perso qualche muscolo in estate, con la mia monelleria. Ma devo essere coerente con l’obiettivo che mi ero posta nel decidere di non mangiare nulla per una settimana, e cioè nulla che riguardasse né la forma fisica (che sinceramente non credo cambi a nessuno digiunando, quindi se avete questo in mente ve lo sconsiglio caldamente!), ma piuttosto quello di avere un rapporto felice con il cibo: e sapevo, in fondo, che digiunare non è del tutto privo di conseguenze per i muscoli. Questo, tra l’altro, è il motivo per cui ancora non mi convinco a praticare un giorno di digiuno settimanale: mi sembra un periodo troppo breve, in cui non si dà il tempo all’organismo di “organizzarsi” per depurarsi e tutti i discorsi già triti e ritriti.

Ma passiamo ai miei amati elenchi, così che io – e voi – possiamo notare i cambiamenti avvenuti…

Da quest’estate:

1) mai più caffè: tranne una volta che avevo dormito 2 ore e dovevo lavorare, non l’ho più assunto e devo ammettere che anzitutto mi sveglio lo stesso, anche quando sono in debito di sonno, con un CENTRIFUGATO DI FRUTTA O ORTAGGI (incredibile ma vi giuro, è così! una sferzata di energia! il sedano soprattutto: pazzesco!); male che vada, mi faccio una buona tazza di tè.

2) mai più zuccherare bevande calde, come il tè o le tisane: mi chiedo solo COME io possa averlo fatto per tutta la vita: terribile! non serve a nulla, cancella i sapori…. ora sento la dolcezza anche senza zucchero. Certo, se fosse un infuso di carrube, forse….

3) non più carne, eccetto RARISSIME eccezioni, da 5 mesi. non mi reputo propriamente “vegetariana” in senso stretto: mangio pesce in quantità e anche formaggi, uova un po’ meno. non è negli interessi degli animali (altrimenti forse toglierei anche le cose appena citate), ma perché ho avuto prove inequivocabili che la carne fa male. Non di per sé – non alziamo subito gli occhi al cielo, leggiamo fino alla fine…. – ma perché proveniente da allevamenti intensivi, in cui gli animali sono sottoposti a torture continue che aumentano nei loro organismi stress, tossine e ormoni “cattivi”; e inoltre si tratta di una carne imbottita di ulteriori ormoni ingrassanti e antibiotici. Nessuno, sulla Terra, può conoscere gli effetti a lungo termine di un consumo massiccio di tale tipologia di alimento alterato e gonfio di molecole artificiali, in quanto è tipico degli ultimi 20 – 30 anni e gli effetti generazionali non possono ancora essere valutati. Certamente nell’ambito di un aumento mostruoso dei tumori che si è avuto proprio nell’ultimo ventennio ed è in aumento, oltre anche all’età media che aumenta e quindi all’esigenza di essere in buona salute più a lungo possibile – questo discorso non può reputarsi “a parte”. Io, perlomeno, non ci credo proprio – quindi, mio malgrado, perché ahimè nonostante la forte motivazione certe cose mi fanno ancora gola, ho eliminato del tutto carne rossa, bianca, salumi, tutto, tutto. Risultato: a volte ne ho desiderio (e a quel punto mangio più legumi o surrogati, perché lo interpreto come una voglia di proteine), ma in linea di massima mi sento super bene, meno stanca, meno appesantita. Non c’è confronto. ù

E poi, signori e signore,…..

4) non mi ammalo da TRE MESI INTERI e questo, in inverno, per la sottoscritta è un record micidiale. L’accoppiata kung fu – buon cibo secondo me ha dato la carica definitiva al mio sistema immunitario, che ora ha modo di fare la voce grossa contro i bacilli. Stiamo entrando in primavera e io dico che è passato il peggio! Influenze, raffreddori continui (l’anno scorso SEI VOLTE tra novembre e febbraio: quest’anno UNA)… adieu, per il momento!

5) colazione con semi, frutta fresca e secca: resiste, resiste quasi sempre! Sì, a volte quando ceno poco o nulla la mattina dopo desidero dei biscotti, ma durante l’inverno ho sperimentato un grandissimo piacere in questa colazione “anomala”: spremuta d’arancia (potessi berne fiumi, lo farei!), semi di lino, di zucca, di girasole, albicocche o prugne disidratate, clementini, arance, mela, noci, mandorle… E la giornata comincia con una carica mai provata prima!

6) le mie analisi del sangue non sono mai state così favolose. Colesterolo, trigliceridi, ovviamente glicemia: tutti valori senza asterischi, cosa che fino a un po’ di tempo fa non c’era!

Parliamo invece di cosa ho reinserito piano piano dopo i tre mesi di super frutta e super verdure: sicuramente i dolci, questo è il mio debole! Nulla di naturale può sostituire un pezetto di torta, un biscotto, una crema, specie da quando ho imparato certe ricettine deliziose che mi permettono di gustare i sapori senza preoccuparmi delle aggiunte industriali. Eh sì, cucinare è davvero una delizia. Ma anche assaggiare 🙂 sarò contenta se, con calma, riuscirò a ridurre i dolcetti, perché non c’è bisogno di mangiarne: sono “concentrati” di zuccheri e grassi che invece assumiamo regolarmente mediante cereali, legumi, verdure, olii… ma non voglio chiedermi troppo, ho tutta la vita davanti per “raddrizzarmi” totalmente perpendicolare al suolo; se ora sono ancora un po’ inclinata non è grave!
Non sia mai ci sia il rischio di farmi allontanare dai canoni estetici anni 50…. 😛

Nei prossimi tempi, giusto per spargere anche a voi il danno, vi farò partecipi delle ricettine favolose di dolci a ridotti contenuti di grassi saturi, genuini e squisiti…. stay tuned!