Pulizie di Primautunno

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Buongiorno!

Oggi NON splende il sole in questa giornata d’autunno, un pochino cupa, che non si decide ad essere né calda né fredda; anche l’alimentazione è un problema, oltre agli scatoloni di cose invernali che stanno facendo un balletto dalla cima dell’armadio alla sedia, a seconda della temperatura. In effetti, volendo ascoltare i propri desideri, d’estate è semplice accontentare la sete e il caldo con dei piatti freschi e verdurosi e d’inverno viene spontaneo accudire il nostro stomaco infreddolito con una buona zuppa bollente. Ma quando il clima è così misteriosamente cangiante sembra non ci sia nulla che davvero faccia esclamare “ahh, è proprio ciò che volevo!”

Tuttavia non mi perdo d’animo, prima di tutto perché l’autunno è la mia stagione in tutto e per tutto; io sono autunnale, dalla punta dei capelli ai talloni passando per il carattere e le inclinazioni. Quindi, complice una mia cara amica, mi sono rimboccata le maniche e ho individuato una pietanza (più che altro da merenda) che si addice perfettamente alla stagione.

Ecco una foto della mia amica:

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E le cose che faccio con lei… sono belle, colorate, per ogni gusto!

Si tratta naturalmente della Centrifuga, e dei centrifugati di frutta e verdura; e voi ora storcete il naso perché in questo blog ne avevo già parlato altre volte, e invece chissà cosa vi aspettavate! 😀

Nella prossima settimana farò incetta dei deliziosi centrifugati perché mi sento un po’ stanca in questo periodo, e voglio prepararmi per bene all’inverno dando al mio organismo delle super porzioni di vitamine.

Ci sentiamo quindi nei prossimi giorni per parlarne in lungo e in largo; intanto, vi lascio la prima ricettina di oggi, il

CENTRIFUGATO DEL BUONDI’ !

Ingredienti:

– 1 costa di sedano

– 1 mela

– 1 kiwi

– 1 carota grandina oppure 2 piccole

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Molto semplice, nevvero? Quel sedano… se sapeste che apporto meraviglioso dia ad una bevanda dolce quanto basta, perché ben bilanciata dall’aspretto kiwi, e tutta salute. Il pizzicore a stento percepibile del sedano è il migliore dei caffè. Provare per credere!  🙂

Le mele sono forti detossificanti perchè contengono pectina, un tipo di fibra solubile che aiuta a combattere il colesterolo, le tossine e i metalli pesanti del corpo che si depositano in fegato e reni.

Delle carote abbiamo già parlato… vi ricordate? 🙂

Il sedano è un’altra fonte di benessere: le fibre di cui  è ricco aiutano a ridurre trigliceridi e colesterolo; la sedanina, una sostanza aromatica stimolante e altre molecole (fenolo, mannite, inositolo) ne potenziano le capacità digestive e di assorbimento dei gas nell’apparato digerente. Mentre gli ftalidi, dei particolari nutrienti spesso contenuti nei vegetali, permettono di controllare gli ormoni che regolano la pressione del sangue e lo rendono adatto nel trattamento di molti casi di ipertensione. Consumato crudo, fresco o in succo (anche sotto forma di centrifugato) questo ortaggio contrasta la ritenzione idrica grazie al suo alto potere diuretico.

E il kiwi? così bello esteticamente, è anche estremamente ricco di vitamina C (85mg/100gr), potassio, vitamina E, rame, ferro e fibre (anche se, a onor del vero, tramite il centrifugato non se ne assumono, in quanto si tratta semplicemente del succo estratto –  motivo per cui ai nutrizionisti a volte questa bevanda non convince; in effetti si tratta di zuccheri “e basta”. Certo, zuccheri e basta: ma zuccheri buoni, zuccheri semplici e facilmente assimilabili, che danno immediata energia, diversamente dai polisaccaridi presenti in dolci e merendine… e ora posso chiudere questa immensa parentesi).

L’alto potassio e la povertà di sodio rendono il frutto ideale per gli sportivi poiché diminuisce il rischio di crampi. Rende la pelle più elastica e riduce le rughe, grazie alle vitamine antiossidanti che contrastano i segni del tempo uccidendo i radicali liberi. Diminuisce i grassi nel sangue, protegge denti e gengive. Giova alla salute dell’occhio mantenendolo giovane, è consigliato per chi ha problemi di digestione perché aiuta il lavoro dell’intestino similmente a prugne e fichi. Contrasta anche l’accumulo di placche nelle arterie.

Vi ho convinti? 🙂

ai prossimi giorni allora, con tanti centrifugati (e verdure crude in insalatine) per un autunno affrontato nel migliore dei modi ^_^

fonti: wikipedia, fondazioneveronesi.it

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mastica che ti passa

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Il cibo che si trasferisce dal piatto sulla nostra tavola al nostro stomaco percorre una strada spesso sottovalutata e che merita invece tutta la nostra attenzione e considerazione: cavità orale, gola (faringe) ed esofago. Dal momento in cui il cibo masticato viene inghiottito, la peristalsi – i movimenti involontari che comprimono ritmicamente [in questo caso] l’esofago convogliando il boccone, chiamato ora bolo, verso lo stomaco – agisce senza il nostro controllo; ma il processo precedente, quello della masticazione, è affidato a muscoli che invece gestiamo volontariamente ed è bene pensarci su più di quanto si faccia abitualmente, diseducati come siamo da ritmi frenetici e scarsa attenzione a momenti pensati come “inutili”.

La masticazione ha anzitutto il compito di aumentare l’area superficiale del cibo perché possa poi essere meglio attaccato dagli enzimi digestivi: immaginate di lavare le mani tenendole chiuse oppure di far penetrare acqua e sapone tra ogni dito e piega della mano. Cambia, no? Più il cibo sarà piccolo, meglio sarà lavorato.

Durante la fase della masticazione il cibo è posizionato tra i denti, per la frantumazione, dalle guance e dalla lingua. Via via che la masticazione continua, il cibo è reso morbido e riscaldato, e gli enzimi della saliva (nello specifico, l’amilasi) cominciano a scindere i carboidrati (zuccheri) dell’alimento.

Last but not least, durante la masticazione si stimola la produzione di colecistochinina, un un ormone (dal greco όρμάω – “mettere in movimento”: molecola che rilascia un segnale e provoca una reazione) secreto dal duodeno, che a sua volta determina il rilascio di bile, di enzimi digestivi ulteriori dal pancreas e stimola la secrezione di insulina: e soprattutto, tramite stimolazione del nervo vago, determina il senso di sazietà.

Questo interessante articolo racconta di una ricerca condotta da Jie Li della Scuola di Salute Pubblica alla Harbin Medical University, atta a dimostrare che la masticazione aiuta a dimagrire e a mantenere il peso.

I dottori hanno infatti monitorato la masticazione di due gruppi composti da 15 uomini adulti tra obesi e normopeso. Per un arco di tempo è stato servito loro del cibo identico sia per quantità sia per contenuto calorico, con l’unica differenza nelle istruzioni per masticarlo: al primo gruppo è stato chiesto di effettuare 15 masticazioni, al secondo di ingerire il cibo non prima di averlo masticato 40 volte.

È emerso che sia i normo che i sovrappeso, masticando 40 volte, ingerivano il 12% in meno di calorie in media per pasto con un aumento per l’appunto del rilascio della colecistochinina, che a livello biologico porta a una riduzione del senso di fame. Risultato: il tester tendeva a mangiare di meno e assumeva meno calorie.

La fame non è tuttavia solo uno stimolo chimico: la componente psicologica gioca in essa un ruolo tutt’altro che secondario ed è evidente che, masticando il cibo lentamente e trattenendolo a lungo nella cavità orale, lo si “consideri” e lo si gusti maggiormente.

Questo, ovviamente, può far riflettere sulle nefaste conseguenze di un’alimentazione frettolosa o “distratta”: la cattiva maestra televisione, ad esempio, durante un pasto può causarci un totale disinteresse verso ciò che abbiamo nel piatto e un incremento della velocità di masticazione ed ingestione del cibo, con conseguente gonfiore addominale – per l’aria inglobata -, un insufficiente rilascio di colecistochinina e, in generale, una scarsa “preparazione” dell’apparato digerente al compito che stiamo per richiedergli – compito che, per le nostre “opulente” abitudini, viene riproposto svariate volte al giorno, e spesso in termini massicci.

Gustare lentamente le pietanze fa bene anche alle gengive: la masticazione lenta favorisce la secrezione di una maggior quantità di saliva, ricca di sostanze enzimatiche, che esercita un effetto detergente sui denti e sulle stesse gengive.

Pensando a tutte queste belle cose… non vi viene voglia di provare?

(fonti: journal of clinical nutrition, wikipedia)

le bevande di frutta sono tutte uguali?

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Il panorama delle bevande di frutta è estremamente vario e forse molti nemmeno lo sanno.

La tendenza è quella di far passare tutto sotto la comoda definizione di “succo di frutta” ma così facendo il rischio di incorrere in inesattezze è piuttosto elevato. Esistono infatti molti tipi di bevande di frutta che hanno caratteristiche diverse dovute alla loro composizione, intendendo con questa espressione sia gli ingredienti che i dosaggi. Da ciò dipendono anche, ovviamente, importanti differenze a livello di benefici che queste bevande possono arrecare al nostro corpo. È quindi importante capire bene quale tipo di bevanda di frutta ci troviamo davanti, così da capire, effettivamente, cosa stiamo bevendo.
Occorre fare una differenziazione preliminare tra due termini spesso confusi, ovvero polpa e purea: la polpa è la parte commestibile del frutto intero che quando viene ridotta in pezzi estremamente fini mediante setacciatura o procedimenti affini si definisce purea.

Da qui è possibile partire per definire i vari tipi di bevande alla frutta.

BEVANDE AL GUSTO DI FRUTTA: sono bevande analcoliche con un sapore di frutta che può essere ottenuto del tutto artificialmente, con un contributo di frutta che quindi spesso è del tutto nullo. Contengono acqua, aromi (indispensabili per dare il sapore), zucchero, dolcificanti sintetici e acidificanti.

BEVANDE A BASE DI FRUTTA: l’unica differenza con la categoria precedente è data dalla percentuale di frutta minima, che non può essere inferiore al 12%.

SUCCO CONCENTRATO: è derivato dalla spremitura della frutta da cui, per favorirne la conservazione, viene estratta l’acqua. Durante questo processo può perdere una parte più o meno grande dei suoi naturali aromi che vengono reimmessi, assieme all’acqua, durante l’imbottigliamento.

NETTARE: deriva dalla setacciatura della polpa, con aggiunta di acqua. Il contenuto di frutta è inferiore al 100% ma comunque esiste un tetto minimo stabilito per legge a seconda del tipo di frutto. L’albicocca ha un minimo del 40%, la pesca del 50%. Contempla l’aggiunta di zuccheri e dolcificanti sintetici, ma non di aromi.

SUCCO DI FRUTTA: è costituito al 100% da frutta, sotto forma di succo e di polpa. È possibile aggiungere zucchero e vitamine, non acqua. Può essere ottenuto da succhi freschi o concentrati o da un mix di entrambi. La presenza di succhi concentrati deve comunque essere dichiarata sulla confezione. buoni!

FRULLATO DI FRUTTA: costituito al 100% da frutta con un elevato contenuto di purea. Niente zucchero, né aromi, conservanti e coloranti. i migliori 🙂

(fonte: leonardo.it)

 

Cuoricini di patate e broccoli

Ecco una nuova ricettina: la dedico alle mamme che vogliono rendere la verdura più attraente per i bambini. Chissà perché, poi, è così difficile far mangiare una cosa talmente importante proprio ai bambini, che hanno disperato bisogno di fibre e vitamine… è un problema!

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Forse, stavo pensando… forse nei bambini l’istinto di cibarsi di qualcosa di estremamente nutriente (come sono i grassi, ad esempio: la forma di calorie più compatta e preziosa che c’è) è ancora più forte. Mentre negli adulti la razionalità della cosa sana si sovrappone anche al gusto “primordiale”. Un giorno vi dirò perché i grassi sono così più pazzescamente convenienti rispetto ai carboidrati – per l’organismo di un animale affamato, cosa che noi siamo difficilmente.

“Un giorno, un giorno”… sì, è vero, rimando: ma poi faccio! Vedrete.

Comunque, tornando a noi: io non sono ancora mamma, ma per casa mia si aggira ugualmente un “bimbo” che non ama la verdura, che dovrebbe mangiarla sicuramente e che cerco di ingannare allo scopo in svariati modi, tra cui questo. Broccoli romantici!

[Il fatto che abbia 32 anni… è un dettaglio.]

che poi… come si fa a non amare i broccoli?

sono meravigliosi!!

sembrano degli alberelli!!!!

e se anche noi non piacessimo a loro?

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Cuoricini di patate e broccoli

Ingredienti per 2 persone:

  • broccoli (10 – 20 alberelli… a seconda di quanto li vogliate verdurosi)
  • 400 g patate
  • pangrattatto, quattro cucchiai
  • aglio, due spicchi
  • peperoncino q. b.
  • olio q. b.
  • curry q. b.
  • sale q. b.
Tempo di preprazione: 60 min.

1. Lessa anzitutto le patate fino a che non diventano morbidissime; intanto tieni pronti i broccoli a cui avrai tagliato i gambi in eccesso e prepara gli spicchi di aglio.
2. Scotta i broccoli in acqua bollente per 5 minuti.
3. In una padella con un fondo di olio caldo fai soffriggere gli spicchi di aglio e un pizzico di peperoncino; quando cominci a sentirne il profumo eliminalo e fai cuocere a questo punto i broccoli, coperti, ma mescolando ogni tanto con un cucchiaio, per una decina di minuti. Aggiungi anche del curry in polvere, quanto ti va. [ho avuto il sospetto che ci stesse bene perché un piatto indiano in cui mi sono imbattuta, l’aloo gobi, prevede cavolo e patate e c’è molto curry (squisito); e il cavolo e il broccolo non sono così lontani.] Comunque, i nostri broccoli in cottura devono restare sempre umidi; se si asciugano troppo, irrorali con più olio, o due dita d’acqua.
2. Quando le patate sono ben lessate, falle raffreddare un minimo, sbucciale e schiacciale bene con una forchetta (o con lo schiacciapatate per un risultato ottimale) in modo da ottenere quasi una crema.
3. Quando noti che gli alberelli si disfano lievemente e sono ben ammorbiditi, toglili dal fuoco, uniscili alle patate schiacciate, sfaldandoli un po’, e mescola bene finché non ottieni un amalgama piuttosto compatto. Aggiungi il pangrattato, e sale a tuo piacimento. Preriscalda il forno a 180°C.
4. Riempi degli stampini che ti piacciono con il composto di patate e broccoli, aggiungi un’ultima goccia d’olio per ogni stampino e inforna. Esamina i cuoricini dopo 15 – 20 minuti; devono risultare compatti e croccanti in superficie. Sforna, fai raffreddare un minuto, sforma e servi con un contorno: io li accompagno a funghi trifolati e pomodorini freschi.

LA CAROTA!

Mentre mi diletto nel cercare tutte le informazioni più succose in merito a questo ortaggio, non posso che sfogliare l’ottima Wikipedia.
 
“La carota (Daucus carota L.) è una pianta erbacea dal fusto di colore verde appartenente alla famiglia delle Umbrellifere; è anche uno dei più comuni ortaggi; il suo nome deriva dal greco Karotón.

Daucus carota

La carota spontanea è diffusa in Europa, Asia e Nord Africa. Ne esistono
molte e diverse specie che sono coltivate in tutte le aree temperate del
globo.
Allo stato spontaneo è considerata pianta infestante (povera!)…”
MA PERCHE’ MAI E’ COSI’ BENEFICA?

Allora: contiene anzitutto Beta Carotene (la vitamina A!),  principio  attivo, necessario per la corretta crescita e riparazione dei tessuti corporei,
oltre che benefico per il processo visivo (non ditemi che solo a me dicevano sai perchè le carote fanno sicuramente bene agli occhi? be’, io
non ho mai visto un coniglio con gli occhiali! -.-); aiuta, inoltre, a mantenere la pelle liscia, morbida e sana; aiuta a proteggere le mucose
della bocca, del naso, della gola e dei polmoni, riducendo così la suscettibilità alle infezioni; protegge contro gli agenti inquinanti (azione antiossidante contro gli effetti nocivi dei radicali liberi).

Oltre al Beta Carotene (8,115 Mcg. per 100 grammi), la carota contiene: Glutatione prezioso antiossidante, fibre, Vitamina C, Vitamina E.
 
La carota ha inoltre la proprietà di attenuare le infiammazioni dello stomaco ed è un grande equilibratore della flora intestinale; stimola la diuresi e depura l’organismo. Inoltre decongestiona e purifica le pelli infiammate, lenisce le scottature; è ricca di pro-vitamina A che favorisce una buona abbronzatura. Una buona presenza di carote sia cotte che crude nella dieta risulta utilie per: mucose, polmoni (utile ai fumatori per la protezione delle cellule), pelle, colesterolo, ossidazione da radicali liberi!

Evviva!