Pulizie di Primautunno

1-1

Buongiorno!

Oggi NON splende il sole in questa giornata d’autunno, un pochino cupa, che non si decide ad essere né calda né fredda; anche l’alimentazione è un problema, oltre agli scatoloni di cose invernali che stanno facendo un balletto dalla cima dell’armadio alla sedia, a seconda della temperatura. In effetti, volendo ascoltare i propri desideri, d’estate è semplice accontentare la sete e il caldo con dei piatti freschi e verdurosi e d’inverno viene spontaneo accudire il nostro stomaco infreddolito con una buona zuppa bollente. Ma quando il clima è così misteriosamente cangiante sembra non ci sia nulla che davvero faccia esclamare “ahh, è proprio ciò che volevo!”

Tuttavia non mi perdo d’animo, prima di tutto perché l’autunno è la mia stagione in tutto e per tutto; io sono autunnale, dalla punta dei capelli ai talloni passando per il carattere e le inclinazioni. Quindi, complice una mia cara amica, mi sono rimboccata le maniche e ho individuato una pietanza (più che altro da merenda) che si addice perfettamente alla stagione.

Ecco una foto della mia amica:

Immagine

E le cose che faccio con lei… sono belle, colorate, per ogni gusto!

Si tratta naturalmente della Centrifuga, e dei centrifugati di frutta e verdura; e voi ora storcete il naso perché in questo blog ne avevo già parlato altre volte, e invece chissà cosa vi aspettavate! 😀

Nella prossima settimana farò incetta dei deliziosi centrifugati perché mi sento un po’ stanca in questo periodo, e voglio prepararmi per bene all’inverno dando al mio organismo delle super porzioni di vitamine.

Ci sentiamo quindi nei prossimi giorni per parlarne in lungo e in largo; intanto, vi lascio la prima ricettina di oggi, il

CENTRIFUGATO DEL BUONDI’ !

Ingredienti:

– 1 costa di sedano

– 1 mela

– 1 kiwi

– 1 carota grandina oppure 2 piccole

Immagine

Molto semplice, nevvero? Quel sedano… se sapeste che apporto meraviglioso dia ad una bevanda dolce quanto basta, perché ben bilanciata dall’aspretto kiwi, e tutta salute. Il pizzicore a stento percepibile del sedano è il migliore dei caffè. Provare per credere!  🙂

Le mele sono forti detossificanti perchè contengono pectina, un tipo di fibra solubile che aiuta a combattere il colesterolo, le tossine e i metalli pesanti del corpo che si depositano in fegato e reni.

Delle carote abbiamo già parlato… vi ricordate? 🙂

Il sedano è un’altra fonte di benessere: le fibre di cui  è ricco aiutano a ridurre trigliceridi e colesterolo; la sedanina, una sostanza aromatica stimolante e altre molecole (fenolo, mannite, inositolo) ne potenziano le capacità digestive e di assorbimento dei gas nell’apparato digerente. Mentre gli ftalidi, dei particolari nutrienti spesso contenuti nei vegetali, permettono di controllare gli ormoni che regolano la pressione del sangue e lo rendono adatto nel trattamento di molti casi di ipertensione. Consumato crudo, fresco o in succo (anche sotto forma di centrifugato) questo ortaggio contrasta la ritenzione idrica grazie al suo alto potere diuretico.

E il kiwi? così bello esteticamente, è anche estremamente ricco di vitamina C (85mg/100gr), potassio, vitamina E, rame, ferro e fibre (anche se, a onor del vero, tramite il centrifugato non se ne assumono, in quanto si tratta semplicemente del succo estratto –  motivo per cui ai nutrizionisti a volte questa bevanda non convince; in effetti si tratta di zuccheri “e basta”. Certo, zuccheri e basta: ma zuccheri buoni, zuccheri semplici e facilmente assimilabili, che danno immediata energia, diversamente dai polisaccaridi presenti in dolci e merendine… e ora posso chiudere questa immensa parentesi).

L’alto potassio e la povertà di sodio rendono il frutto ideale per gli sportivi poiché diminuisce il rischio di crampi. Rende la pelle più elastica e riduce le rughe, grazie alle vitamine antiossidanti che contrastano i segni del tempo uccidendo i radicali liberi. Diminuisce i grassi nel sangue, protegge denti e gengive. Giova alla salute dell’occhio mantenendolo giovane, è consigliato per chi ha problemi di digestione perché aiuta il lavoro dell’intestino similmente a prugne e fichi. Contrasta anche l’accumulo di placche nelle arterie.

Vi ho convinti? 🙂

ai prossimi giorni allora, con tanti centrifugati (e verdure crude in insalatine) per un autunno affrontato nel migliore dei modi ^_^

fonti: wikipedia, fondazioneveronesi.it

mastica che ti passa

Immagine

Il cibo che si trasferisce dal piatto sulla nostra tavola al nostro stomaco percorre una strada spesso sottovalutata e che merita invece tutta la nostra attenzione e considerazione: cavità orale, gola (faringe) ed esofago. Dal momento in cui il cibo masticato viene inghiottito, la peristalsi – i movimenti involontari che comprimono ritmicamente [in questo caso] l’esofago convogliando il boccone, chiamato ora bolo, verso lo stomaco – agisce senza il nostro controllo; ma il processo precedente, quello della masticazione, è affidato a muscoli che invece gestiamo volontariamente ed è bene pensarci su più di quanto si faccia abitualmente, diseducati come siamo da ritmi frenetici e scarsa attenzione a momenti pensati come “inutili”.

La masticazione ha anzitutto il compito di aumentare l’area superficiale del cibo perché possa poi essere meglio attaccato dagli enzimi digestivi: immaginate di lavare le mani tenendole chiuse oppure di far penetrare acqua e sapone tra ogni dito e piega della mano. Cambia, no? Più il cibo sarà piccolo, meglio sarà lavorato.

Durante la fase della masticazione il cibo è posizionato tra i denti, per la frantumazione, dalle guance e dalla lingua. Via via che la masticazione continua, il cibo è reso morbido e riscaldato, e gli enzimi della saliva (nello specifico, l’amilasi) cominciano a scindere i carboidrati (zuccheri) dell’alimento.

Last but not least, durante la masticazione si stimola la produzione di colecistochinina, un un ormone (dal greco όρμάω – “mettere in movimento”: molecola che rilascia un segnale e provoca una reazione) secreto dal duodeno, che a sua volta determina il rilascio di bile, di enzimi digestivi ulteriori dal pancreas e stimola la secrezione di insulina: e soprattutto, tramite stimolazione del nervo vago, determina il senso di sazietà.

Questo interessante articolo racconta di una ricerca condotta da Jie Li della Scuola di Salute Pubblica alla Harbin Medical University, atta a dimostrare che la masticazione aiuta a dimagrire e a mantenere il peso.

I dottori hanno infatti monitorato la masticazione di due gruppi composti da 15 uomini adulti tra obesi e normopeso. Per un arco di tempo è stato servito loro del cibo identico sia per quantità sia per contenuto calorico, con l’unica differenza nelle istruzioni per masticarlo: al primo gruppo è stato chiesto di effettuare 15 masticazioni, al secondo di ingerire il cibo non prima di averlo masticato 40 volte.

È emerso che sia i normo che i sovrappeso, masticando 40 volte, ingerivano il 12% in meno di calorie in media per pasto con un aumento per l’appunto del rilascio della colecistochinina, che a livello biologico porta a una riduzione del senso di fame. Risultato: il tester tendeva a mangiare di meno e assumeva meno calorie.

La fame non è tuttavia solo uno stimolo chimico: la componente psicologica gioca in essa un ruolo tutt’altro che secondario ed è evidente che, masticando il cibo lentamente e trattenendolo a lungo nella cavità orale, lo si “consideri” e lo si gusti maggiormente.

Questo, ovviamente, può far riflettere sulle nefaste conseguenze di un’alimentazione frettolosa o “distratta”: la cattiva maestra televisione, ad esempio, durante un pasto può causarci un totale disinteresse verso ciò che abbiamo nel piatto e un incremento della velocità di masticazione ed ingestione del cibo, con conseguente gonfiore addominale – per l’aria inglobata -, un insufficiente rilascio di colecistochinina e, in generale, una scarsa “preparazione” dell’apparato digerente al compito che stiamo per richiedergli – compito che, per le nostre “opulente” abitudini, viene riproposto svariate volte al giorno, e spesso in termini massicci.

Gustare lentamente le pietanze fa bene anche alle gengive: la masticazione lenta favorisce la secrezione di una maggior quantità di saliva, ricca di sostanze enzimatiche, che esercita un effetto detergente sui denti e sulle stesse gengive.

Pensando a tutte queste belle cose… non vi viene voglia di provare?

(fonti: journal of clinical nutrition, wikipedia)

le bevande di frutta sono tutte uguali?

Immagine

Il panorama delle bevande di frutta è estremamente vario e forse molti nemmeno lo sanno.

La tendenza è quella di far passare tutto sotto la comoda definizione di “succo di frutta” ma così facendo il rischio di incorrere in inesattezze è piuttosto elevato. Esistono infatti molti tipi di bevande di frutta che hanno caratteristiche diverse dovute alla loro composizione, intendendo con questa espressione sia gli ingredienti che i dosaggi. Da ciò dipendono anche, ovviamente, importanti differenze a livello di benefici che queste bevande possono arrecare al nostro corpo. È quindi importante capire bene quale tipo di bevanda di frutta ci troviamo davanti, così da capire, effettivamente, cosa stiamo bevendo.
Occorre fare una differenziazione preliminare tra due termini spesso confusi, ovvero polpa e purea: la polpa è la parte commestibile del frutto intero che quando viene ridotta in pezzi estremamente fini mediante setacciatura o procedimenti affini si definisce purea.

Da qui è possibile partire per definire i vari tipi di bevande alla frutta.

BEVANDE AL GUSTO DI FRUTTA: sono bevande analcoliche con un sapore di frutta che può essere ottenuto del tutto artificialmente, con un contributo di frutta che quindi spesso è del tutto nullo. Contengono acqua, aromi (indispensabili per dare il sapore), zucchero, dolcificanti sintetici e acidificanti.

BEVANDE A BASE DI FRUTTA: l’unica differenza con la categoria precedente è data dalla percentuale di frutta minima, che non può essere inferiore al 12%.

SUCCO CONCENTRATO: è derivato dalla spremitura della frutta da cui, per favorirne la conservazione, viene estratta l’acqua. Durante questo processo può perdere una parte più o meno grande dei suoi naturali aromi che vengono reimmessi, assieme all’acqua, durante l’imbottigliamento.

NETTARE: deriva dalla setacciatura della polpa, con aggiunta di acqua. Il contenuto di frutta è inferiore al 100% ma comunque esiste un tetto minimo stabilito per legge a seconda del tipo di frutto. L’albicocca ha un minimo del 40%, la pesca del 50%. Contempla l’aggiunta di zuccheri e dolcificanti sintetici, ma non di aromi.

SUCCO DI FRUTTA: è costituito al 100% da frutta, sotto forma di succo e di polpa. È possibile aggiungere zucchero e vitamine, non acqua. Può essere ottenuto da succhi freschi o concentrati o da un mix di entrambi. La presenza di succhi concentrati deve comunque essere dichiarata sulla confezione. buoni!

FRULLATO DI FRUTTA: costituito al 100% da frutta con un elevato contenuto di purea. Niente zucchero, né aromi, conservanti e coloranti. i migliori 🙂

(fonte: leonardo.it)

 

Focaccia light

focaccia

Ricetta economica, facile, squisita, di sicura riuscita, ancora una volta ispirata ad una ricetta di Zoè Matthews ma con lievi variazioni sulle farine utilizzate.

La presenza delle patate, oltre che a garantire meravigliosità nel gusto, è ottima in quanto le patate contengono potassio, fosforo, calcio e ferro oltre alle vitamine  C,  A ed alcune del gruppo B. Inoltre contengono molto amido e costituiscono un valido sostituto dei cereali nelle diete ipocaloriche: hanno anche un elevato indice di sazietà contrapposto ad un salutare basso indice glicemico, che garantisce energie per ore senza appesantire né causare i picchi di insulina dovuti, ad esempio, ad un piattone di pasta di grano duro. Ma su queste cose poi ci torneremo.

Amo preparare questa focaccia di sabato, con tutta la calma, per gustarla poi in serata e anche il giorno dopo, perché resta squisita (a patto di ri-riscaldarla).

Buon weekend 🙂

Ingredienti per una ruota di focaccia:

  • 300 g patate
  • 200 g farina bianca
  • 100 g farina integrale
  • 100 g semola di grano duro
  • circa 150 ml acqua tiepida
  • 15 – 20 g lievito di birra (evviva le dosi vaghe… il segreto è: se fa caldo ne occorre di meno, se fa freddo di più!)
  • un cucchiaino di zucchero
  • una cucchiaio – raso – di sale
  • 10 – 15 pomodorini
  • 3 cucchiai d’olio
  • sale grosso q. b.
  • origano q. b.
Tempo di preprazione: 100 min.
1. Lessa anzitutto le patate fino a che non diventano morbidissime. Lasciale raffreddare e pelale bene.
2. Metti in mezzo bicchier d’acqua ben tiepida il lievito, aiutandolo con un cucchiaio di legno a sbriciolarsi prima e sciogliersi poi. Aggiungi il mezzo cucchiaino di zucchero, che aiuta la lievitazione.
3. In una casseruola metti le farine e il sale e gira bene il tutto.
4. Aggiungi alle farine il composto di acqua e lievito, lentamente, e gira bene; intanto riscalda un altro bicchier d’acqua fino a farla intiepidire. Aggiungi anche quella, ma molto gradualmente: devi ottenere un composto umido, ma nemmeno appiccicosissimo. Più umido di quando si fa il pane o la pizza, comunque.
5. Aggiungi due cucchiai d’olio, mescola e impasta bene con le mani per una decina di minuti. Assaggia e testa il sale. Vi piace la massa cruda? Io la trovo meravigliosa. Preriscalda il forno a 50 °C e spegnilo.
6. Disponi l’impasto in una tortiera oliata, fallo aderire bene ai bordi e mettilo nel forno caldo e spento, dove lo lascerai ALMENO un’oretta e mezza o finché comunque non vedi che raddoppia le sue dimensioni.
7. Taglia i pomodorini a metà e privali dei semi, schiacciandoli un po’: mettili sulla focaccia a testa in giù, assieme a del sale grosso e molto origano, e un’altro cucchiaio d’olio a filo.
8. Cuoci in forno già caldo a 180°C per 40 – 50 minuti; vale la prova stecchino, e poi lascia riposare un po’ a forno spento, prima chiuso, poi aperto per una decina di minuti. Servi piuttosto calda… il sapore delle patate si sposa benissimo con la massa tiepida 🙂

Henry Hargreaves fotografa gli ultimi pasti dei condannati a morte

Ho trovato un bellissimo, commovente, peculiare servizio fotografico. Una finestra sull’ultimo momento di vita di alcune persone che, prima di lasciare questo mondo, ancora una volta vogliono sentire le loro papille gustative lavorare. In modi tanto diversi quanto diverso è ognuno di noi…

(un articolo di Matthew Francey)

Henry Hargreaves non è uno chef della TV. Invece di cercare di salvare il Paese un pasto della mensa scolastica per volta, si è fatto un nome cucinando e fotografando fantasie gastronomiche come arcobaleni edibili e iPad fritti. Ma è per il suo progetto No Seconds che ha ottenuto i maggiori riconoscimenti, ricreando l’ultimo pasto di molti serial killer nel braccio della morte per poi presentarli in una serie di foto agghiaccianti.

VICE: Come hai cominciato a fotografare gli ultimi pasti dei serial killer?
Henry Hargreaves: Sono molto interessato alle scelte delle persone per quanto riguarda il cibo. È una di quelle cose che tutti fanno diverse volte al giorno, ma non lo si guarda mai davvero fuori dal contesto immediato né si pensa a che cosa dica a proposito di chi compie la scelta. Leggevo di una campagna per abolire l’ultimo pasto in Texas, quindi sono andato su internet e ho fatto delle ricerche. E mentre leggevo, ho sentito di potermi identificare con quelle persone per un breve attimo solo per quello che avevano ordinato.

Pensi che i pasti permettano di capire cosa c’è nella mente dei condannati?
In generale penso di sì, decisamente. La cosa che in qualche modo mi ha colpito era quanti di essi fossero dei sostanziosi pasti fritti, quello che ci piace chiamare comfort food. Nei loro ultimi momenti di vita, quelle persone volevano solo un po’ di conforto.

Il progetto è una presa di posizione sulla pena di morte?
Sì. Nel senso, io sono della Nuova Zelanda, e quando sono venuto in America la pena di morte mi ha colpito come cosa davvero disumana. Nella gran parte del mondo viene considerata un atto superato e barbarico ed è strano che esista ancora in una nazione che mette un tale impegno nel pubblicizzare la sua democrazia e la sua morale. Mentre facevo ricerche per il progetto ho trovato dati secondo cui negli ultimi 20 anni circa 12 persone sono state giustiziate per errore in America. Sono solo dicerie, ovviamente, ma quelle persone sono comunque morte e non possono sperare in un nuovo processo.

Ci sono un paio di strane richieste, tra gli scatti del tuo progetto: spicca il DVD del Signore degli anelli, una delle più strane. Ti sei concentrato sulle richieste più insolite?
Sì, non volevo che i pasti fossero tutti uguali quando li avrei ricreati. Inoltre, un ultimo desiderio molto oscuro dice molto del carattere di una persona. Quello era uno dei più strani e gli è stato concesso, quindi ho pensato di includerlo. Lo stesso vale per la torta di noci pecan. Quell’uomo voleva “conservarla per dopo”, cosa che, sentendola, deve aver dato i brividi alla guardia. Si dice che quel tipo fosse un malato mentale, quindi probabilmente non avrebbe mai dovuto essere giustiziato. Anche quello ti fa riflettere; pensava davvero che avrebbe potuto mangiarla più tardi o si rendeva conto di che cosa sarebbe successo?

Hai preparato tu tutti i pasti?
Metà sono opera di un mio amico chef. Lui ha preparato i pasti più complessi e io l’altra metà—quelli più semplici, tipo il gelato o la singola oliva.

La singola oliva è una delle immagini più intense. Hai qualche teoria in proposito?
Un sacco di gente ha fatto congetture sul possibile significato dell’oliva. Alcuni si concentrano sul simbolismo dell’olivo, la purezza e il fare ammenda. Credo che sia in parte vero, e potrebbe applicarsi a questo caso, ma per quello che ne sappiamo potrebbe aver semplicemente pensato, “Sceglierò qualcosa di strano e la gente ci vedrà quel diavolo che vuole.”

Quindi pensi che nella maggior parte delle richieste ci sia un’ultima dichiarazione consapevole dei prigionieri?
Già. Personalmente, per quanto riguarda me, penso che vorrei fare una sorta di dichiarazione finale. Con il tuo ultimo desidero vorresti pensare di poter dire una cosa che sia dotata di un significato o che conterà per qualcuno.

Mi ha colpito il fatto che la richiesta di Timothy McVeigh potrebbe essere una sua dichiarazione. Ha ucciso un sacco di gente, e il suo ultimo desiderio è stato mezzo chilo di gelato. Pensi che sia un commento al suo stesso egoismo? Una sorta di “vaffanculo” al mondo?
È questo che adoro del progetto: ognuno ne dà una propria interpretazione. Se quella era la sua intenzione, allora immagino che ci sia decisamente riuscito. Potrebbe voler affermare quanto fosse egoista, o potrebbe anche voler dire che ha il palato meno raffinato del mondo e che per lui mezzo chilo di gelato alla menta con pezzetti di cioccolato è il paradiso.

Hai notato che le persone che hanno ucciso di meno hanno richiesto i pasti più piccoli? Forse l’appetito per il cibo di una persona è legato all’appetito di morte?
È una teoria interessante. La mia opinione sarebbe che probabilmente non è collegato, perché credo che il tipo che ha ucciso una o due persone probabilmente sarebbe andato avanti a uccidere se non l’avessero preso.

Cosa chiederesti come tuo ultimo pasto?
Un lecca-lecca infinito! Sinceramente, credo che se mi trovassi in quella posizione, non riuscirei a mangiare nulla. Riesco a malapena a fare colazione prima di un esame. Se fossi nel braccio della morte credo che il cibo sarebbe l’ultimo dei miei pensieri.

La gente ti critica mai perché “umanizzi” i serial killer?
Immagino sia un argomento valido. In qualche modo ho dato il mio contributo a questa deprimente tendenza di dare attenzione ai serial killer. La mia motivazione viene dalla mia curiosità; volevo vedere che aspetto potessero avere quei pasti. Non miravo a un effetto scandalistico o a crearmi una reputazione attraverso le pene di altre persone⎯quella non era proprio una mia intenzione. Vedo il mio lavoro come artista e come fotografo, per permettere alla gente di trarne le sue conclusioni. Non credo che dobbiamo risolvere completamente il mistero per tutti. Penso che, come tutta la buona arte, io stia anche tenendo uno specchio di fronte allo spettatore; ognuno vede qualcosa di sé nella propria reazione alle opere.

Già. Hai mangiato qualcuno di quei pasti?
A volte ero lì lì per farlo. Odio sprecare del buon cibo tanto quanto chiunque altro, ma ho pensato che fosse troppo macabro. Ho preso una cucchiaiata del gelato alla menta con cioccolato, ma non riuscivo ad apprezzarlo⎯non aveva quasi gusto. Ho pensato soltanto “Oh Dio” e l’ho buttato nella spazzatura. Era un po’ come andare in un ospedale e mangiare il pranzo di una persona che è appena stata dichiarata morta.

Trovate altri lavori di Henry sul suo sito.

(Per leggere tutto l’articolo dal sito, cliccate qui)
(e qui per altre foto)

Diet Vs Cancer

HBhg0fGn_Pxgen_r_478x307

Conosciamo tutti l’asserzione del grande filosofo tedesco Ludwig Fuerbach “Siamo quello che mangiamo“. Molte persone, tuttavia, assumono continuamente cibo di scarsa qualità o non seguono un’alimentazione corretta. Il cibo ha degli effetti potenti sulla nostra salute e, purtroppo, quando si mangia male per lungo tempo possono facilmente insorgere molte malattie, tra cui il cancro.

Ormai è noto che la comparsa del cancro è favorita dalla presenza di mutageni come i radicali liberi – piccole molecole estremamente reattive che, se non vengono inattivate, danneggiano i lipidi di membrana, le proteine e il DNA -, presenti ad esempio nel fumo di sigaretta o negli alimenti bruciati. Non solo questo, però: anche un’alimentazione troppo ricca di grassi e di alimenti raffinati può spianare la strada alla malattia.

Una buona regola è quella di assumere alimenti dalle proprietà antitumorali che, in genere, contengono degli antiossidanti; anzitutto il mio amato acido ascorbico / ascorbato (o vitamina C!), ma anche i carotenoidi, o il coenzima Q. Li esamineremo un’altra volta.

Bisogna tenere a mente una cosa, comunque: il nostro corpo è sempre attivo per combattere il cancro: ogni minuto, all’interno delle nostre cellule, il DNA si replica con errori e insorgono mutazioni continue che vengono contestualmente riparate. Il motivo per cui non abbiamo tutti il cancro non è legato alla sua bassa insorgenza generale, ma all’altissima efficienza dei meccanismi di riparo: è quindi fondamentale favorire il corretto funzionamento del nostro organismo e anche mantenerlo in buona salute, sotto ogni punto di vista, fisico e psichico.

A seguito dei moltissimi studi che mettono in rapporto i tumori con il cibo, il World Cancer Research Fund o WCRF – sito web http://www.wcrf.org – ha stilato un decalogo per prevenire a tavola questa grave malattia. Eccone i dieci punti:

1) Mantenersi snelli per tutta la vita. L’essere sovrappeso o addirittura obesi affatica il nostro metabolismo.

2) Mantenersi attivi fisicamente ogni giorno. Il nostro corpo è fatto per muoversi, una moderata attività fisica attiva il metabolismo e ripristina le condizioni fisiche e psichiche ottimali per la nostra salute. Anche senza andare in palestra con regolarità, potrebbe essere sufficiente una camminata veloce di mezz’ora o un’ora tutti i giorni, meglio prendere le scale che l’ascensore, meglio la bicicletta della macchina.

3) Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Il primo step per regolarizzare peso e metabolismo è quello di ingerire un apporto equilibrato di calorie.

4) Consumare in prevalenza vegetali, regolarmente i cereali integrali ed i legumi. Questi alimenti sono ricchi di fibre e antiossidanti e andrebbero consumati svariate volte al giorno.

5) Limitare il consumo di carni rosse ed evitare le carni conservate. Le carni rosse andrebbero limitate a 500 grammi a settimana, mentre le carni lavorate, in scatola, quelle affumicate e gli insaccati andrebbero evitati per il loro contenuto in grassi saturi e conservanti come i nitrati, dannosi per la salute.

6) Limitare il consumo di bevande alcoliche. Una quantità adeguata è quella di un bicchiere di vino al giorno per le donne e due per gli uomini. Meglio io vino rosso del bianco, per il maggior contenuto in resveratrolo, un potente fenolo antiossidante presente nella buccia degli acini d’uva, e meglio evitare i superalcolici. Bambini e donne in gravidanza non devono consumare bevande alcoliche.

7) Limitare l’utilizzo del sale. Usare non più di 5 g/die perché il sale contiene il sodio (Na), responsabile, tra l’altro, della ritenzione idrica, dell’ipertensione e dell’affaticamento cardiaco.

8) Seguire una dieta variegata e ricca di tutti i nutrienti essenziali. Contrariamente a quello che pensano in molti, gli integratori alimentare non servono a nulla nella prevenzione del cancro, se non a fornire ciò che manca a un’alimentazione scorretta e non bilanciata .Il pintpo è sempre lo stesso: bisogna mangiare bene.

9) Allattare i bambini al seno per almeno 6 mesi. Il patte materno fortifica il bambino più di ogni altra cosa.

10. Queste raccomandazioni valgono anche per chi è già stato ammalato di cancro; anzi, a maggior ragione per lui, che potrebbe essere soggetto a ricadute. Per prevenire eventuali recidive, è sempre una buona idea adottare uno stile alimentare sano da mantenere nell’arco di tutta la vita.

Non dimentichiamoci inoltre che il cancro è anche una malattia ereditaria; una persona altamente predisposta potrebbe svilupparlo e quindi è bene che si difenda quanto più possibile, su tutti i fronti. Una persona nella cui famiglia non si è verificato il cancro è comunque a rischio; nessuno possiede [ancora] precisi studi a lungo termine sulla biologia dell’uomo degli ultimi 20 – 10 anni. Probabilmente l’aumento di smog, pesticidi, inattività e junk food ha un’influenza sui nostri corpi. Cominciamo a controbilanciarlo…

– “Qualsiasi cosa fai o sogni di fare, comincia a farla. Nell’audacia c’è genio, potere e magia. Comincia ora! (J. W. Goethe)